Il Tirreno

il caso 

Lucia Venuti si è dimessa dal Consiglio di Banca Carige

Sono già sette (su quindici) i consiglieri che hanno lasciato il Cda della banca, che controlla al 100% la Cassa di Carrara  «Esaurito il mio compito»

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CARRARA

Si è dimessa dal consiglio di amministrazione di Banca Carige anche Lucia Venuti, direttrice dell’Amia: fu indicata nel Cda della Banca genovese nell’autunno del 2013, da parte del patto di sindacato delle fondazioni bancarie; dopo una prima consigliatura, era stata poi inserita nella lista del consigliere di maggioranza relativa, Malacalza, e riconfermata. Ieri l’altro, le dimissioni: dimissioni a raffica, quelle che stanno susseguendosi nel Cda dell’istituto bancario che, come noto, controlla al 100 per cento la Cassa di Carrara. Sette finora i dimissionari, la sesta è stata la Venuti, ieri è stata la volta dell’avvocato Massimo Pezzolo (che fra l’altro ha origini anche carraresi).

«Ho ritenuto esaurito il mio compito - spiega Lucia Venuti - da qui la decisione di rassegnare le dimissioni. Nel lasciare, ho ringraziato tutti. Per me, è stata un’esperienza professionale e umana di cui sono contenta. In tutti questi anni non sono mai entrata nel merito, pubblicamente, delle vicende di Carige e non lo faccio certo neppure adesso». Adesso la dottoressa Venuti è concentrata appieno sulla fusione per incorporazione di Apuafarma in Amia.

Tornando a Carige, dopo le dimissioni di Massimo Pezzolo, sono sette su quindici i consiglieri ad aver abbandonato il board tra fine giugno e ieri. Restano in otto e, se uno di questi consiglieri dovesse rassegnare le proprie dimissioni prima dell'assemblea del 20 settembre, l'intero consiglio decadrebbe.

Nel frattempo, Giovanni Berneschi, ex presidente di Banca Carige, per il fatto che alcuni reati sono prescritti, si è visto restituire dal tribunale di Genova 4 milioni di euro sequestrati nell'ambito dell'inchiesta che aveva coinvolto anche la moglie. Secondo le Fiamme Gialle, Berneschi fece rientrare dalla Svizzera, senza segnalarlo all'Italia, 13 milioni di euro. Per i giudici, l'ex numero uno dell'istituto di credito ligure avrebbe anche consigliato agli amici come frodare il fisco. —

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