Il Tirreno

alla partaccia 

Non vogliono la droga Spacciatore si arrabbia e picchia adolescenti

D.D.
Non vogliono la droga Spacciatore si arrabbia e picchia adolescenti

Il trentenne aveva pattuito la vendita con dei giovani turisti Al momento dell’acquisto il rifiuto. Arrestato dalla polizia

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MASSA

Era andato nel campeggio dove soggiornavano i ragazzi, turisti del nord Italia, con l’hashish che gli avevano ordinato. In realtà loro non la volevano neppure quella droga, ma lui li aveva convinti a comprarla la sera prima dopo averli avvicinati in una birreria. Il gruppo di amici, poco più che adolescenti, però ci aveva ripensato e aveva deciso che non avrebbe preso nulla da quell’uomo, perché preferiva passare una vacanza senza sballo, per non rischiare di combinare qualche guaio. Uno di loro lo ha detto al pusher, Alessandro Romano, un trentenne di origini siciliane, che risulta residente a Prato ma da qualche tempo è domiciliato a Massa. E lui non l’ha presa bene: prima ha provato a far cambiare idea con le buone, ma quando ha visto che non c’era niente da fare ha alzato le mani contro due dei ragazzi che gli avevano fatto saltare l’affare.

Ma la scazzottata non poteva passare inosservata e dal campeggio qualcuno ha chiamato le forze dell’ordine. Ed è arrivata la polizia: gli agenti, parlando con le vittime, dopo un controllo al pronto soccorso, ha capito che stavano nascondendo qualcosa. Troppo evasiva la spiegazione. È toccato alla squadra mobile chiarire quello che era successo: il vice questore Antonio Dulvi Corcione ha detto ai giovani che soltanto raccontandogli la verità poteva aiutarli e loro così si sono confidati. Hanno svelato l’acquisto di hashish saltato e soprattutto hanno indicato agli inquirenti dove potevano trovare Romano.

La squadra mobile ha fermato l’uomo immediatamente e ha verificato che quello che raccontavano i minori era assolutamente la verità. Ed è scattata la denuncia a piede libero dell’uomo. I precedenti che aveva - rapina e violenza sessuale - però hanno consigliato a Corcione di non mollare la presa. E il vice questore ha avuto una giusta intuizione perché dopo un paio di giorni dalla denuncia ecco che dal tribunale di Prato è arrivato l’ordine di arresto, perché il soggetto era stato condannato a sei anni (per un cumulo di pene). E sono scattate le manette. —

D.D.

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