Il Tirreno

il femminicidio a sarzana 

«L’assassino di Roberta non ci ha chiesto perdono»

Alessandra Vivoli
«L’assassino di Roberta non ci ha chiesto perdono»

I genitori, la figlia e il nipotino della 53enne accoltellata dal compagno sono pronti a costituirsi parte civile nel processo in Corte di Assise 

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SARZAna

Lei, Roberta Felici, era innamorata. E sognava di sposarsi con l’uomo che l’aprile scorso l’ha colpita con quattro coltellate, lasciandola poi a morire, nell’appartamento in cui convivevano a Sarzana. Lui, l’operaio ventinovenne Cristi Ionut Raulet l’ha uccisa brutalmente e poi è uscito, per andare a giocare alle slot machine.

Una vicenda tragica. Una vita spezzata e altre vite sconvolte, quelle dei genitori, della figlia (Jessica) e del nipotino di Roberta che, adesso, si costituiranno parte civile nel processo in Corte di Assise a Spezia che si aprirà il prossimo mese di ottobre.



L’avvocato Valeria Orlandi rappresenta i familiari della vittima, Roberta Felici.

«In tutti questi mesi non hanno mai avuto alcuna richiesta di perdono da parte dell’assassino – spiega il legale – non c’è mai stato, almeno non sono mai stati messi al corrente di un qualsiasi moto di pentimento».

Un omicidio brutale e nessuna richiesta di perdono. L’avvocato che tutela la famiglia di Roberta si sta concentrando anche sull’esito dell’esame autoptico: i genitori della vittima vogliono chiarezza, vogliono sapere se, dopo le coltellate inferte dal compagno, la donna avrebbe potuto essere salvata. Cristi Ionut, lo ricordiamo, dopo avere accoltellato Roberta era uscito di casa, prima per andare alle slot machine, poi aveva girovagato per Sarzana: i carabinieri lo avevano trovato solo molte ore dopo rispetto al momento dell’omicidio.

Solo i risultati dell’esame autoptico potranno dimostrare se Roberta era già morta, quando il compagno è uscito di casa, o se è deceduta dopo ore e ore di agonia. Ore in cui, una semplice telefonata ai soccorsi, avrebbe potuto salvare la sua vita.



I familiari di Roberta, i genitori, la figlia e l’adorato nipotino lo rivedranno in tribunale.

Cristi Ionut Raulet, il ventinovenne operaio romeno che nell’aprile scorso uccise la convivente Roberta Felici, cinquantatrè anni, nell’appartamento in via dei Molini alla Bradia di Sarzana si presenterà davanti alla Corte di Assise del tribunale della Spezia il prossimo 26 ottobre alle 9.

Il giudice per le indagini preliminari, Marta Perazzo, ha disposto di procedere con giudizio immediato nei confronti dell’operaio, assitito dall’avvocato Enrico Di Martino del foro della Spezia.

Cristi Ionut Raulet dovrà difendersi dall’accusa di omicidio per aver ucciso la compagna «colpendola con almeno quattro coltellate – si legge nel decreto di giudizio immediato – di cui una alla regione toracica destra penetrante fino al polmone, l’aorta e il tronco polmonare».



Una donna fragile, seguita dai servizi sociali, e una storia d’amore, quella con il compagno romeno, che l’aveva resa ancora più vulnerabile. Un amore fatto di litigi continui ma che per Roberta era l’amore della vita. Tanto che sognava di sposarsi con Cristi Ionut, l’uomo che l’ha freddata a coltellate. Senza prestarle nemmeno soccorso. –

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