Gioco
Francisco Wuytack “Persona non grata” ma sempre in lotta contro le ingiustizie
L’avventurosa storia dello scultore e rivoluzionario belga raccontata dal figlio Fabio nel film proiettato al Baluardo
CARRARA
“Due giorni d’autore”, due serate dedicate a un personaggio straordinario, ma semi sconosciuto. È l’iniziativa con cui il Cinema Baluardo e Studio Marmore+, hanno omaggiato e riscoperto Francisco Wuytack, una figura “incredibile”, ma che fa già parte di diritto dei libri di storia. Una “Persona non grata”, dal titolo del documentario che suo figlio Fabio, regista e docente di Arti Visuali a Bruxelles gli ha dedicato. “Non gradita” dai governi e dalle istituzioni con cui si è trovato a combattere portando avanti ideali di solidarietà e sostegno alle lotte operaie.
Tante vite in una ha vissuto Francisco Wuytack, 84 anni spesi a cavallo di paesi con gravi problemi economici e sociali, e che si sono intrecciate poi con la storia più vicina a noi di Carrara.
Nato in Belgio da una famiglia operaia, Francisco già a 14 anni inizia a lavorare e subito si scontra con la scarsa tutela dei lavoratori, in termine di sicurezza e equità. Interpreta l’anima del sindacato, assente, e poi prende i voti e decide di andare in Venezuela, sperando di svolgere la sua missione come sacerdote operaio nel porto de la Guaira, intraprendendo corsi intensivi di studi, di matrice umanistica come quelli seminariali. Fu invece destinato alle favelas di Caracas, nelle quali riuscì a impostare dialoghi e relazioni al punto di diventarne leader combattente per migliorarne le condizioni di vita. Fermo nella sua convinzione che la matrice per l’evoluzione dell’uomo non debba essere violenta ma culturale, Francisco punta sulle donne per la loro creatività, dinamismo e spirito di sacrificio, sviluppa attività teatrali e inizia una grande opera di alfabetizzazione. Per la sua forte influenza e capacità di leadership, diviene personaggio scomodo per il governo venezuelano che lo costringe all’esilio e Francisco torna in Belgio a lavorare in ambito portuale.
La chiesa gli toglie in seguito i voti non condividendo i suoi movimenti. Non contento Wuytyack riorganizza il suo rientro in Venezuela e continua con la sua attività a tutela degli indifesi, fino a ottenere una condanna a 17 anni di carcere, che si trasformò nuovamente in esilio per la paura del governo di farne un martire ed accrescerne la potenza mediatica. Tornato in Belgio Francisco intraprende gli studi di arte, diventa scultore ed è in questa veste che scopre e si innamora di Carrara dove mette su famiglia. Intanto porta la sua firma l’appoggio dato agli esiliati delle dittature Pinochet e Franco. Attualmente lavora a progetti di scultura in carcere e vanta anche una carriera di poeta.
«Se tornassi indietro farei esattamente lo stesso percorso che ho fatto, perché l’unico valore da perseguire è la solidarietà, da costruire, insegnare e difendere – afferma Wuytak – i partiti non dovrebbero servire solo a fare politica, ma lavorare alla Casa Italia, la casa di tutti».
Acclamato dalle centinaia di persone che si sono strette a lui sulla scalinata del baluardo, Wutyak si dice emozionato e felice, non tanto perché riconosciuto come eroe, ma come persona molto grata all’umanità, quella che, afferma, “riesco a sentire quando sto in mezzo alla gente”. —
DANIELA MARZANO
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