Il Tirreno

il femminicidio 

Uccise la compagna con quattro coltellate a processo in Corte di Assise a ottobre

Alessandra Vivoli

La tragedia nell’aprile dello scorso anno in un appartamento di Sarzana. L’uomo aveva confessato: sono stato io 

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SARZana

L’ha uccisa a coltellate. L’ha lasciata a terra in una pozza di sangue. Poi era andato a giocare alle slot.

Cristi Ionut Raulet, il ventinovenne operaio romeno che nell’aprile scorso uccise la convivente Roberta Felici, cinquantatre anni, nell’appartamento in via dei Molini alla Bradia di Sarzana si presenterà davanti alla Corte di Assise del tribunale della Spezia il prossimo 26 ottobre alle 9.

Il giudice per le indagini prleiminari, Marta Perazzo, ha disposto di procedere con giudizio immediato nei confronti dell’operaio, assitito dall’avvocato Enrico Di Martino del foro della Spezia.

Cristi Ionut Raulet dovrà difendersi dall’accusa di omicidio per aver ucciso la compagna «colpendola con almeno quattro coltellate - si legge nel decreto di giudizio immediato - di cui una alla regione toracica destra penetrante fino al polmone, l’aorta e il tronco polmonare».



Le coltellate, “almeno quattor coltellate” hanno posto fine alla vita di Roberta Felici. Ad ucciderla il ventinovenne operaio Cristi Ionut Raulet, suo convivente da neanche un anno. L’omicidio è avvenuto il 3 aprile scorso, intorno alle 9 nell’appartamento del condominio Olga di via dei Molini alla Bradia che i due condividevano. Ioni voleva andarsene, Roberta voleva trattenerlo, l’uomo alla fine ha impugnato un coltello da cucina e ha colpito lasciando Roberta in una pozza di sangue nella camera da letto. Poi si è dileguato e ha vagato senza meta in città per qualche ora, prima di rivelare l’accaduto a un amico connazionale. I carabinieri lo hanno rintracciato mentre vagava e bloccato in serata



Ionut Raulet ha parlato nell’udienza di convalida del fermo. «L’ho colpita col coltello al torace. Mi si è proprio spenta la luce in testa. E poi ho cercato trovato il portafoglio, che era vuoto. Sono uscito di casa e sono andato a giocare alle video-lottery in un locale cittadino dove sono rimasto a lungo. I soldi me li ha dati un amico: mi doveva 100 euro per dei lavori a casa sua. Perché sono andato a giocare? Ero completamente assente».

Una storia difficile, vissuta in un ambiente ancora più difficile e in situazioni al limite. Perché sullo sfondo dell’omicidio c’è il percorso difficile vissuto da Roberta, da tempo seguita dai servizi sociali del Comune. Era stata vittima di un raggiro qualche anno fa che l’aveva vista sposata a un magrebino: l’uomo l’aveva convinta soltanto per guadagnarsi un permesso di soggiorno, e poi era sparito. Un matrimonio che era rimasto valido anche quando la donna si era sposata con un secondo magrebino in tempi diversi: fu processata e prosciolta per incapacità di intendere e di volere dalle accuse di avere procurato illegittimamente l’ingresso di uno straniero in Italia e di bigamia. Una vicenda difficile. Una vita finita nel modo più tragico. —

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