Il Tirreno

confartigianato contro la chiusura 

«Senza Cava Fornace l’amianto rimane in casa Troviamo la soluzione»

MONTIGNOSO«Possiamo decidere di chiudere la discarica di Cava Fornace, l'ultima ancora autorizzata a riceve rifiuti contenenti amianto in tutta la Toscana, e lasciare che quel nemico mortale resti...

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MONTIGNOSO

«Possiamo decidere di chiudere la discarica di Cava Fornace, l'ultima ancora autorizzata a riceve rifiuti contenenti amianto in tutta la Toscana, e lasciare che quel nemico mortale resti sui tetti delle case, dei pollai e delle fabbriche, in attesa che si sfaldi e si distrugga, liberando le fibre mortali nell'aria che respiriamo. Oppure possiamo decidere di governare questo processo, di tutelare la nostra salute a 360 gradi. Significa mettere insieme tutte le istituzioni, dirigere le attività in maniera seria e non demagogica, monitorare con costanza i conferimenti in discarica affinché tutto sia sicuro e consegnare ai nostri figli un territorio pulito, più salubre».

Un aut aut che non prevede mezze misure e a lanciarlo è il presidente di Confartigianato, Sergio Chericoni, che invita tutti, istituzioni, società che gestisce il sito di stoccaggio (Programma Ambiente Apuane) e i cittadini, a trovare un punto di caduta comune che sia quello del benessere complessivo, visto nella sua accezione più larga: «Purtroppo al momento non esistono alternative allo stoccaggio dei rifiuti contenenti amianto in discarica. Un procedimento che, se fatto con tutti i crismi del caso, seguendo le rigide procedure previste dalla legge, offre garanzie quasi assolute di sicurezza. L'amianto è certamente più sicuro una volta rimosso, confezionato e sotterrato che non all'aria aperta, esposto agli agenti atmosferici, dove si deteriora e diventa, allora sì, letale. E' ora di liberarci di questa filosofia 'nimby', per cui il ciclo dei rifiuti va chiuso ma non 'nel nostro giardino'. Senza discariche per amianto allora i rifiuti ce li teniamo nei giardini. Anzi, ci teniamo l'amianto sui tetti, nelle pareti e nei pavimenti. Ce lo teniamo nelle condotte idriche che portano l'acqua nei nostri rubinetti. Ce lo teniamo nelle strade dove viene abbandonato da chi vuole liberarsene fregandosene della legge e della salute dei cittadini».

Per adesso alternative a Cava Fornace (che almeno fino a novembre non potrà ricevere altro eternit, come da prescrizioni della Regione, ossia fino a quando non sarà raggiunto il 30% previsto) non ce ne sono: «In tutta Italia abbiamo solo 4 discariche autorizzate – prosegue Chericoni -. Questa, una a Brescia, una a Ortona in Abruzzo e un'altra a Cascina, la Ecofor, anch'essa al momento ferma. Averne una 'vicina', autorizzata dagli enti preposti, e controllata da Arpat, destinata a diventare interamente pubblica ci può garantire da un lato la massima sicurezza e, dall'altro, una possibilità di conferire a costi inferiori». —

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di Redazione web