Sicurezza
«Case popolari, prima gli italiani»: proposta della Lega in consiglio
Il consigliere Martinucci presenta la mozione: «Spazio a chi vive qui da tempo. Gli stranieri dimostrino di non avere proprietà nei paesi di provenienza»
MASSA. È una sorta di Ius Soli delle case popolari, con i criteri di residenza sul territorio che diventano più importanti di quelli economici nell’assegnare gli alloggi. La proposta di maggior successo della Lega, «Case popolari, prima gli italiani», sbarca anche a Massa. La propone in consiglio il capogruppo Nicola Martinucci, che la presenta in conferenza stampa insieme al deputato-assessore di Cascina Edoardo Ziello e la capogruppo in consiglio regionale Elisa Montemagni.
Il criterio di reddito non scompare, beninteso, ma viene fortemente mitigato dalla comprovata residenza sul territorio italiano. E toscano. A certificarlo è proprio l’onorevole Ziello, molto competente in materia e già precursore della norma a Cascina dov’è assessore al Welfare. «Se non si mettono paletti che hanno a che fare anche con il criterio territoriale, e non solo quello di reddito e numerosità della famiglia, si rischia di riempire le liste per gli alloggi di stranieri. Ce lo dice l’esperienza. E invece da quando abbiamo introdotto la norma a Cascina il 90% di case va agli italiani».
Il perché lo spiega Montemagni, cofirmataria di una proposta di legge al consiglio regionale che prevedeva, per aver diritto ad una casa popolare, di portare a dieci anni il periodo di residenza sul territorio toscano e non avere immobili di proprietà nel Paese d’origine. «Funziona anche da deterrente, come dimostrano i casi di Arezzo e Cascina. Peraltro si usa una norma creata dalla sinistra in Toscana, noi vogliamo equiparare la legge per tutti in regione, per fare sì che non ci siano disparità tra chi sta a Massa e chi sta a Carrara o Montignoso. Devono aspettare di avere la Lega al governo della città per essere tutelati quei cittadini? Non è giusto».
Molto soddisfatto Martinucci: «Ho ricevuto insulti e minacce sui social, ma voglio ricordare a costoro che il 24 giugno 20mila massesi hanno scelto il cambiamento. La mozione viene presentata oggi ma verrà discussa a settembre. E sono sicuro che verrà approvata. Se a un italiano è possibile fare le pulci, valutando le proprietà in poco tempo, ci sembra doveroso applicare lo stesso criterio anche per chi italiano non è».
Ziello spiega che su 60 famiglie straniere a Cascina, 12 sono state trovate «proprietarie di grandi immobili nei loro paesi. Li abbiamo sgomberati tutti e abbiamo ricevuto un ricorso che è stato respinto dal giudice a Pisa, perché certificava che il tenore di vita di queste persone era superiore a quello previsto per l’assegnazione di un alloggio».
Inoltre a Cascina ci si è spinti oltre, comprendendo anche i cittadini stranieri comunitari, per i quali di solito vige l’autocertificazione «Sarà poi Massa a decidere». Anche in questo caso alcune famiglie sono state sgomberate, senza che presentassero ricorso. Va detto però, cosa che conferma Ziello, che tutte superavano i parametri previsti sul reddito. Erano insomma dei furbetti come possono essere anche tanti italiani. E questo, a prescindere dalle proprietà, avrebbe fatto naufragare i ricorsi.
«In ogni caso se qualcuno avesse fatto ricorso al Comune che ti chiede di lasciare il posto a chi ne ha più diritto di te, bé, lo avremmo ucciso sul piano mediatico. Non si tratta di una proposta razzista. I furbetti vanno cacciati tutti, di qualunque nazionalità. È una norma di giustizia e inclusione sociale, cardini della Lega», conclude Ziello. —
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