Sicurezza
L’investitore di Corina adesso è indagato per omicidio stradale
Il giovane carrarese rischia una pena fino a sette anni Il figlio: «Sono qui per lei, resterò finché non avrò giustizia»
massa. Ora è indagato per omicidio stradale. Dopo la morte della donna che ha investito sulla sua bicicletta sul viale delle Pinete, per l’investitore di Corina Stephan le cose si mettono male. Se prima l’ipotesi di reato erano le lesioni colpose gravissime, purtroppo la scomparsa della donna cambia le carte in tavola. E ora per il giovane ragazzo carrarese di 21 anni rischia come minimo da due a sette anni. Che aumentano da otto a dodici se l’omicidio avviene per un tasso alcolemico particolarmente alto o in caso di assunzioni di stupefacenti.
La polizia stradale indaga anche sulla condotta del conducente. A metterlo nei guai infatti sono le numerose testimonianze che raccontano di un’auto lanciata in corsa, spericolata nei sorpassi, uno dopo l’altro, in un punto dove c’è la striscia continua. Divieto di sorpasso dunque assoluto, per di più in una strada a doppia corsia di percorrenza. E particolarmente buia, com’è facile da verificare percorrendola di sera.
A quanto risulta dalle indagini, guidate dal pm Alberto Dello Iacono, l’uomo ha inanellato una serie di sorpassi, rimanendo a lungo nella corsia vietata senza rientrare. Un comportamento che fa sospettare che qualcosa non andasse. Gli esami sul ragazzo sono già stati effettuati e nel giro di qualche giorno si attendono risposte sull’eventuale presenza di sostanze stupefacenti o alcolici nel sangue. L’iter è piuttosto lungo e prevede una serie di passaggi, ma i campioni sono già a Pisa dove saranno “interrogati” per capire meglio.
Intanto ieri è arrivato l’unico figlio della donna dalla Germania, Mourice Stephan. Suo padre è originario di Massa e qui aveva conosciuto Corina. Poi erano tornati in Germania ma il legame con il territorio apuano non si è mai interrotto. Chiede giustizia, Mourice. Si è precipitato in aereo appena saputo, «pronto a combattere» per la sua mamma. «Anche io vivevo qui a Massa - racconta a Il Tirreno - ora però voglio solo che sia fatta chiarezza. Non era giusto che mia madre morisse così, non mi fermerò finché non sarà fatta giustizia». Vuole sapere com’è andata, che cosa è successo e se qualcuno ha sbagliato. E non mollerà finché non lo saprà. —
(L.R.D.).
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