Il Tirreno

la task force sul lapideo 

Cave nel mirino: 605 controlli e 24 sanzioni negli ultimi sei mesi

Alessandra VivolI
Cave nel mirino: 605 controlli e 24 sanzioni negli ultimi sei mesi

Il presidente Rossi: aperto il dialogo con gli imprenditori «Concessioni più lunghe per chi investe in sicurezza»

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CARRARA

Cave: più controlli e arrivano le sanzioni. Ma si apre anche un dialogo con gli imprenditori del marmo su tre temi fondamentali: formazione, sicurezza e ambiente. Questo e molto altro al centro della giornata apuana del presidente della Regione Enrico Rossi, dalle cave fino al Frigido.



Seicentocinque controlli dell’Asl nei bacini apuani: una media di 6 o 8 per ogni cava, 394 a Massa Carrara. E 168 accessi nei laboratori sui 360 programmati. Ne sono scaturite 15 “non conformità” e due sanzioni amministrative. Non solo l’Asl. Ci sono stati anche 60 sopralluoghi dell’Arpat nei primi sei mesi dell’anno: 49 hanno riguardato le cave (ne sono state controllate 34 su 65) e 11 impianti esterni. Quindici verifiche per controllare se le prescrizioni (quelle fatte nel 2017) fossero state ottemperate. Ci sono state 24 comunicazioni di reato ed altrettante sanzioni amministrative, in gran parte riguardanti la gestione delle acque piovane. Sempre nell’ambito dei controlli i carabinieri forestali hanno partecipato a 11 sopralluoghi su nuovi siti estrattivi e realizzato 138 controlli sui camion del marmo. Altri 40 sopralluoghi sono stati effettuati dalle capitanerie di porto e dalla guardia costiera, coinvolti nel progetto perché la marmettola che finisce nei torrenti, innalzandole anche il livello, poi arriva anche in mare. Questi i numeri dei primi sei mesi di monitoraggio sulle cave grazie al protocollo di cui la Regione è capofila».



Allungare le concessioni di cava a chi investe nel marmo (proprio come a chi investe sul mare). Questo uno dei punti su cui ha insistito il presidente della Regione Enrico Rossi. Gli altri “nodi” ancora da sciogliere nel settore lapideo, secondo Rossi sono quelli di una «formazione lavorativa con l'istituzione anche nelle province di Massa Carrara e Lucca di un istituto tecnico superiore per gruppi di dirigenti nel settore del marmo, tempi delle concessioni pi lunghi per chi fa investimenti», oltre a «progetti ambientali e occupazionali, e piani di riutilizzo della marmettola, i rifiuti del lapideo che spesso finiscono nei fiumi»: questi i temi principali del protocollo per la salvaguardia della legalità e la promozione dello sviluppo sostenibile nelle cave



«La collaborazione con gli imprenditori è essenziale - ha detto Rossi - e occorre che anche il governo faccia la sua parte concedendo più autonomia alle Regione nel settore del marmo. Serve un'intesa forte con il ministero dell'ambiente per poi definire a livello regionale una sorta di glossario con le modalità di comportamento nelle cave e al piano dove si svolge l'attività di segagione. Lo strumento? Un decreto che per negli anni sempre stato vanificato dai cambi di governo». «Sul problema marmettola - ha aggiunto - sono allo studio sistemi per il riciclo, in edilizia: quello a cui bisognerebbe arrivare è un vincolo ai progetti che ne preveda l’utilizzo». Il vicepresidente di Confindustria, Erich Lucchetti ha accolto l’appello al dialogo: «Tutti questi controlli ci hanno un po’ risvegliato, non ci spaventano ma ci stimolano a far meglio. Unico neo: sull’ambiente non c’è stato finora un confronto sulle nostre proposte». —

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