Il dolore
«Niente concessioni di cava a chi è responsabile di incidenti»
Articolo Primo-Leu chiede di modificare le norme sul rilascio delle autorizzazioni e la revoca in caso di mancato rispetto delle leggi anti-infortunistiche
CARRARA. Morire sul lavoro è statisticamente più probabile a Massa-Carrara rispetto al resto della Toscana. I dati di Inail e Asl confermano che il problema della sicurezza sui luoghi d lavoro è qui ancora più urgente che altrove. È da questi dati che parte Alessandro Conti di Articolo Primo Leu per rilanciare una serie di proposte in tema di tutela dei lavoratori. «Dopo le tragedie del 2016 – dice – , la Regione Toscana aveva investito denaro e risorse sulla sicurezza (task force, e Piano biennale straordinario per la sicurezza nella lavorazione del marmo), promuovendo un grande numero di controlli in cava, e determinando di conseguenza un maggiore rigore anche negli auto-controlli svolti dagli stessi datori di lavoro Tuttavia, il 2018 conferma che il problema resiste, inequivocabilmente. E allora noi invitiamo l’amministrazione ad affrontare il tema della sicurezza nel comparto lapideo modificando il regolamento per la concessione degli agri marmiferi». In proposito, secondo Leu, occorre modificare la legge regionale 35 facendo sì che «la responsabilità per colpa (in parole povere, aldilà della residuale ipotesi di “fatalità”), già accertata in modo incontrovertibile, per infortuni gravi (o per sensibile numero di infortuni), divenga elemento ostativo alla stessa partecipazione alla procedura di gara». Dovrebbe inoltre essere prevista la revoca della concessione «in conseguenza del grave inadempimento alla normativa in materia di sicurezza sul lavoro». Non solo; è necessario che il regolamento preveda anche l’istituzione di un organismo permanente, con scopo consultivo e propositivo, che abbia la finalità di far emergere criticità nelle procedure di sicurezza correnti. Un organismo composto da una quota di membri del consiglio (in sostanza, i rappresentanti della cittadinanza), oppure da una quota di soggetti individuati dalle associazioni di categoria che sia soprattutto integrato dalla presenza dei lavoratori stessi del settore lapideo. Tale organismo dovrebbe poter raccogliere, «con garanzia di anonimato, suggerimenti ed informazioni provenienti dall’esterno, affinché siano discusse nel merito (con la dovuta riservatezza) senza che si debba giocoforza chiedere al singolo lavoratore di esporsi in prima persona, e quindi con l’intento di andare aldilà degli eventuali “muri di silenzio” che talvolta si alzano a fronte degli ordinari controlli delle autorità preposte».
Ben venga, ovviamente, conclude Conti, « la preannunciata commissione marmo straordinaria, con la presenza di Inail e Asl, ma ovviamente questa rappresenterà la situazione nei limiti di quanto “emerso”, ed è probabile che ciò non sia sufficiente alla piena cognizione del problema». —
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