Sicurezza
Il bimbo quasi annegato sta bene I consigli per evitare rischi
Sarà dimesso forse già oggi, il bagnino eroe: «Sono contento, ma che paura» Rischio congestioni, i medici: «Non va sottovalutato, tuffarsi dopo 2-3 ore»
CARRARA. Sta meglio, è fuori pericolo e tra poco, forse già oggi, potrà tornare a giocare spensierato e godersi l’estate. A lieto fine insomma la storia del piccolo di 5 anni che venerdì ha rischiato di annegare alla piscina Emme 34 e che si è salvato grazie alla prontezza e alla preparazione del titolare Alessandro Vitaloni, che lo ha rianimato fino all’arrivo dei soccorsi.
Era stato ricoverato al Meyer d’urgenza, subito dopo l’accaduto. Adesso si trova in osservazione breve ma il decorso è stato tranquillo.
«Sono felice che il piccolo stia bene - racconta il giorno dopo Vitaloni - io mi sono ritrovato nel posto giusto al momento giusto. Un caso, ma sono cose che segnano. Per fortuna è andata bene, c’è stata grande paura».
I rischi purtroppo d’estate, con i cambi di temperatura repentini dovuti agli ambienti caldi ci sono. Specie quando si fa un tuffo dopo aver mangiato. E alllora è meglio essere preparati.
Ma cos’è meglio fare in questi casi? Come prevenire il rischio? E’ il rapido passaggio da un ambiente caldo ad uno più freddo a mettere in crisi più di frequente il delicato processo della digestione, quando il cibo si trova cioè nello stomaco. «Questo - spiega Fabrizio Gadducci, direttore Unità Operativa Pediatria agli Spedali Riuniti di Livorno - può accadere per un tuffo in acqua poco dopo il pasto oppure dopo aver bevuto una bibita ghiacciata, se fossimo particolarmente accaldati».
L’organismo, per contrastare quel momento d’emergenza, mette in atto delle difese. «In pratica – aggiunge -il cervello cerca di portare il sangue dal corpo verso di sé, per mantenere la temperatura basale. Si crea però uno squilibrio circolatorio. Due le immediate conseguenze: il blocco della digestione ed un quadro di shock, con possibile perdita rapida di coscienza, in pratica una sincope. A seconda del luogo (mare aperto o piscina), delle condizioni generali della persona, dei tempi per i soccorsi, si possono avere anche gravi conseguenze».
Le manovre di pronto intervento hanno qui importanza determinante e lo stesso dicasi per il ricovero in Pronto Soccorso. «Non va comunque dimenticato – precisa Gadducci, responsabile Area Omogenea Pediatria, Area Vasta Nord Ovest - come l’eventuale ingestione d’acqua, durante una pur breve fase d’incoscienza, può avere ripercussioni diverse se si tratti di acqua di mare o meno, in quanto la salinità è in grado di peggiorare il quadro respiratorio e cardiocircolatorio».
Ecco come fare prevenzione: intervallare lo spazio di tempo fra pranzo e tuffo (in rapporto alla quantità di cibo ingerito), a circa due- tre ore e di non immergersi mai da soli ed in luoghi isolati.
Non è prudente giustificarsi, in alternativa, dicendo, «L’ho fatto sempre, non è mai successo niente». —
GIAN UGO BERTI.
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