Lutto
Piccoli segnali di ripresa ci sono ma resta il recorddisoccupazione
Vincenzo Tongiani: l’emergenza vera rimane il lavoroMa l’industria manifatturiera tira e cresce del +3,7%
MASSA
Nel buio di un’economia che porta ancora, ben nitide, tutte le ferite inferte della crisi del 2008, qualche luce si è accesa. E quella luce è la conferma che il sentiero di crescita è stato imboccato. Il percorso però è ancora lungo e questo territorio rimane l’ultimo della classe, fanalino di coda in Toscana e, spesso, in Italia. Perché se la ripresa - soprattutto in alcuni settori c’è - ancora si cresce troppo poco per poter rialzare la testa. Lo conferma l’emergenza lavoro con cui la provincia è chiamata a misurarsi.
Giovedì sera al Museo del Marmo, alla presentazione del rapporto economia stilato dall’istituto studi e ricerche della camera di commercio, è emerso con chiarezza: il grande male della provincia apuana è la disoccupazione.
Sul fronte lavoro c’è davvero poco di cui accontentarsi: nel 2017 il tasso complessivo di disoccupazione è calato solo di 0,6 punti percentuali, passando dal 16,6% - per parlare in termini assoluti - al 16%. Lievissimo miglioramento dovuto soprattutto alla ripresa del turismo, ai contratti stagionali e all’aumento di offerta di lavoro nel settore industriale manifatturiero. Crescita, sì, ma contenuta rispetto al dato regionale: la Toscana, infatti, vede calare la disoccupazione di quasi un punto (dal 9,5% del 2016 all’8,6% del 2017). Sul fronte lavoro Massa Carrara rimane l’ultima della classe con il tasso di disoccupazione più alto, non solo della regione, ma dell’intero centro nord. E se ci si focalizza sui giovani, il dato è ancor più preoccupante perché il tasso di disoccupazione giovanile (popolazione tra i 15 e i 29 anni), schizza al 48,9%. Dati simili si rintracciato soltanto in alcune province del sud.
All’ombra della Apuane - stando ai dati dell’Istituto relativi al 2017 - ci sono circa 14.000 persone che cercano, e non trovano, un’occupazione. Ancora troppi per tirare un sospiro di sollievo, nonostante le piccole luci che fanno sperare di poter uscire dal buio della crisi economica.
Il segnale più incoraggiante è la ripresa dell’industria: il settore manifatturiero registra dinamiche positive e, secondo le elaborazioni dell’istituto studi e ricerche, ha chiuso il 2017 con un incremento della produzione pari al 3,7%, migliorando il dato, già positivo, del 2016. Si tratta del miglior andamento dal 2007. All’aumento di produzione si è accompagnato un parallelo e conseguente aumento di fatturato (+4,1%), di ordini (+2,4%) e anche di occupazione perché in questo specifico settore i posti di lavoro sono aumentati del 3%. A trainare è la metalmeccanica con un exploit della produzione(+7%), grazie soprattutto al fatturato estero, insomma, alle esportazioni.
Le variabili che concorrono alla crisi sono molte e diversificate. Senza dubbio ci sono fattori endogeni, collegati alle tipicità del territorio, ma ci sono anche fattori esterni. C’è - per citarne uno - che il credito, dopo segnali di apertura nel primo semestre del 2017, è nuovamente rallentato e c’è - novità dell’ultimo periodo - l’imposizione dei dazi da parte di Trump. Al protezionismo degli Stati uniti, l’istituto studi e ricerche aggiunge un terzo elemento: «L’invasione delle pietre artificiali da parte della Cina sul mercato lapideo mondiale. Due criticità - aggiunge l’Isr - che possono mangiare fette significative dei nostri prodotti, anche quelli di maggior pregio, sui mercati mondiali».
Un quadro complesso che sintetizza, nel suo intervento durante la presentazione del rapporto, Vincenzo Tongiani, presidente dell’istituto studi e ricerche: «Le luci hanno superato le ombre. Tuttavia ci sono ancora questioni irrisolte, prima fra tutte quella del lavoro, siamo ai livelli delle province del sud. Dove abbiamo perso questi posti di lavoro? Nell’edilizia: 4mila, mille nel solo ultimo anno. Il commercio ha vissuto una rivoluzione: le 350 imprese chiuse, negozi di vicinato ubicati in centri storici e frazioni sono stati sostituiti dalle imprese di ambulantato. Ci sono poi dati su cui bisognerebbe approfondire come l’eccesso di imprese legate all’attività di moda: ci sono 76 imprese ogni 10mila abitanti a fronte di una media regionale di 60». Si doli ce ne sono pochi, ma ci piace vestirci bene. —
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