Gioco
La farmacista si fida lui tra assegni e soldi prende 52mila euro
Un orefice sessantenne è stato condannato ad un anno per appropriazione indebita. La difesa: faremo appello
MASSA . Claudia Maria Antonella Barletta è titolare di una farmacia. E di tempo per sbrigare tutte le pratiche bancarie non ne ha. Così - siamo nel 2010 - chiede una mano a Claudio Bono, titolare di un’oreficeria.
La farmacista si fida tanto che gli consente di fare operazioni sia sul conto intestato a lei, sia su quello intestato alla sua farmacia. Glielo consente con tanto di delega. Una sorta di collaborazione tra persone che gestiscono un’attività e conoscono il disbrigo della pratiche. Collaborazione che non va a buon fine, però, e finisce nelle aule di tribunale con Claudio Bono condannato ieri dal giudice monocratico ad un anno di reclusione.
La collaborazione, infatti, ad un certo punto salta: la dottoressa Barletta si rende conto che - per dirla in parole semplici - i conti non tornano. Non le risultano versati alcuni assegni, le risulta piuttosto un ammanco.
n ballo non ci sono spiccioli perché tra assegni non versati e soldi che mancano all’appello, la cifra sfiora i 53.000 euro.
Scattano prima i dubbi, quindi la decisione di affidarsi agli avvocati Franco Perfetti e Davide Cariola e di sporgere denuncia a carico di Claudio Bono: l’uomo, 68 anni, finisce a processo con l’accusa di appropriazione indebita. Con l’aggravante - si legge negli atti - «di aver commesso il fatto cagionando alla persona offesa un danno patrimoniale di rilevante gravità (52.970 euro) e con abuso di prestazione d’opera». Secondo l’accusa, rappresentata dal sostituto procuratore Alberto Dello Iacono, Claudio Bono, all’insaputa della farmacista, avrebbe compiuto - per citare gli atti - «operazioni bancarie per procurare a sè un profitto, appropriandosi indebitamente di 14 assegni per un valore complessivo di 49.970 euro, nonchè della somma di 3.000 euro tramite un prelievo dal conto corrente».
Lo scorso gennaio il pubblico ministero cita in tribunale l’imputato: il reato contestato è quello di appropriazione indebita che prevede, appunto, la citazione diretta per il giudizio e non l’udienza preliminare.
La prima udienza si svolge lo scorso 23 gennaio, ne seguono, quindi, altre sette, fino a quella di ieri quando il giudice monocratico Giovanni Tori pronuncia la sentenza e condanna l’orefice Claudio Bono ad un anno per appropriazione indebita ai danni della farmacista.
È una tappa di una complessa vicenda che vede farmacista e orefice protagonisti anche di una parallela causa civile. Causa in cui è stata avanzata dalla dottoressa Barletta una richiesta restitutoria nei confronti di Bono per una cifra di qualche centinaia di migliaia di euro.
Osserva l’avvocato difensoredi Bono, Rinaldo Reboa: «Ovviamente, prendo atto della sentenza di primo grado, ma credo che ci siano davvero tutti gli estremi per poter ribaltare il giudizio in appello; appello che presenterò non appena saranno depositate le motivazioni». —
CHIARA SILLICANI
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