Proteste
Una sfida che è controcorrente Enzo e Leo risalgono il Frigido
Titolari di una pizzeria, padre e figlio, dalla foce alla ricerca della sorgente Partiti dal Miami hanno proseguito sul canotto e, in parecchi tratti, a piedi
MASSA. Si può guardare il mondo da un’altra prospettiva, si possono leggere le storie - perché no ? - dal finale. Si può risalire piuttosto che scendere, si può cominciare dalla foce per scoprire la meraviglia della sorgente.
Enzo Zega e suo figlio Leonardo quel tentativo di guardare con occhi nuovi lo hanno fatto. Un canotto e due remi, un paio di scarpe comode e tanta acqua: hanno deciso di sfidare il Frigido. Lui, il fiume dalla acque gelide, scende, loro salgono. Dal bagno Miami fino a Canevara.
È parecchio che pensano di cimentarsi con l’impresa, ma la quotidianità e la routine vincono: titolari della pizzeria Abacab, in via del Papino, non trovano tempo per un testa a testa con il fiume. Fino al 9 luglio quando decidono di non rimandare oltre: partono poco dopo le 9 e scoprono che non c’è soltanto da sfidare l’acqua e la corrente che vorrebbe spingerli verso mare piuttosto che verso le Apuane, ma pure la secca.
E quando di acqua non ce n’è, tocca caricarsi il canotto in spalla e risalire il greto a piedi. Ma è proprio durante quelle passeggiate che Enzo e Leonardo scoprono la Massa nascosta, gli scorci mai visti: «Abbiamo pagaiato fino al ponte parallelo al lungo mare, poi l’acqua ha cominciato a farsi bassa e a tratti inesistente, ma con scarpe appropriate e soprattutto tanta buona determinazione, canotto in spalla, abbiamo proseguito imperterriti. Qualche passante ci ha notati - sorride Enzo - ed immagino ci abbia scambiati per due pazzi. Le sorprese vere hanno cominciato a palesarsi dopo il ponte dell’obelisco».
La Massa nascosta, appunto: «Infatti è da lì che inizia un lungo tratto invisibile ai più, fino al ponte Francesconi, su via Carducci: ci sono scorci e paesaggi che a volte lasciano a bocca aperta, lo stesso fino ad arrivare al ponte di Castagnola». Poi un percorso pieno di storia, quello di Borgo Del Ponte e del “Rotino”. E da lì che, sfida nella sfida, l’alveo si inerpica e la risalita si fa dura: «Da Borgo Ponte, fra una nuotata, un tuffo, tanti passi e qualche scivolone - racconta Enzo Zega - abbiamo raggiunto il primo vero punto di risalita nei pressi della famosa fontanina di Canevara, sulla strada prima di arrivare al paese».
E lì Enzo e Leonardo si fermano: sono trascorse cinque ore, sono finite le scorte d’acqua e c’è da tornare a lavoro, in pizzeria. Ma l’obbiettivo di raggiungere la sorgente ancora se lo prefiggono: «Mio figlio vuole andare di nuovo. La nostra è stata quasi un’improvvisata, la prossima volta - Enzo si prende un impegno - partiremo più organizzati».
A Canevara la sfida non finisce perché Enzo e il suo Leo vivono a Turano e, con il canotto in spalla, devono tornare a casa. Rigorosamente a piedi. Ma padre e figlio non demordono e puntano a ripetere l’esperienza. —
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