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Dietro le quinte: uomini schiacciati e profitti altissimi

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Non è un morto del marmo, è un morto della logistica. Questo dice l’inquadramento di Luca Savio. Ed è un lavoratore morto con un contratto da sei giorni in un’azienda che, con un capitale iniziale di...

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Non è un morto del marmo, è un morto della logistica. Questo dice l’inquadramento di Luca Savio. Ed è un lavoratore morto con un contratto da sei giorni in un’azienda che, con un capitale iniziale di 2500 euro, in due anni ha raddoppiato utili e fatturato. In una filiera, quella connessa al marmo, che dimostra di essere in buona salute, ma che non può continuare a contare i morti a ogni strappo del calendario.

La Fc Autogru srl, l’azienda per cui lavorava Luca Savio, ha una storia di successo. Costituita nel 2015, con un capitale sociale di 10mila euro iniziale ma versato di 2500, come prevede la legge, è gestita da due soci. Sono i fratelli Maurizio e Gabriele Ferrari, che detengono rispettivamente il 60% e il 40% delle quote. L’amministratrice è la ventiduenne Ginetta Ferrari. In pratica con 1500 e 1000 euro di investimento,i due nel 2016 si sono ritrovati con una società che ha una produzione del valore di oltre 359mila euro. Cifra di per sé considerevole, ma che risulta ancora più significativa se si pensa che è quasi raddoppiata rispetto ai 159mila euro del 2015.

Insomma un settore che sta bene. E dà ricavi, eccome. Il primo anno l’utile della Fc Autogru è di 44mila euro, su un valore della produzione di 159mila euro. L’utile, per parlare chiaro, è il profitto. Quello che alla fine dei conti ci si può mettere in tasca. Si tratta del 27% del totale. Un margine altissimo. Che scende di poco l’anno successivo, il 2016, l’ultimo per il quale si ha un bilancio pubblico, al 24%. Ma in termini assoluti l’utile raddoppia, arrivando a 88mila euro. Il valore della produzione cresce ancora di più, arrivando a 359mila euro. Sempre nel 2016 la voce a bilancio per i dipendenti è di 49mila euro. Il 13%. E i dipendenti al 31 marzo di quest’anno sono 2.

Per capire meglio le proporzioni della cosa si citerà un passo di un documento, “Osservatorio Bilanci”, redatto annualmente dalla Camera di Commercio. Nel 2017 riferendosi al lapideo, estrattivo e di lavorazione, l’ente concludeva che è «difficile trovare in Italia settori che mediamente abbiano performance del genere». Una macchina da soldi.

Sta bene, fa profitto, cresce. Movimenta materiali di vario tipo, ma è chiaro il suo stretto legame con il mondo del marmo. È parte della tanto citata filiera che distribuisce, o dovrebbe distribuire, i soldi sul territorio. Il piazzale dove operava Savio è infatti di proprietà della Nte Marmi srl, che si occupa di commercio all’ingrosso di materiale lapideo. Un’altra società solida, dall’utile in progressiva crescita dal 2014. I soci sono Valerio Musetti, Nicolò Musetti e Monic Graziani. Quest’ultima socia al 25% di Nte Marmi e al 30% di Graziani Marmi Srl. Uno dei colossi del lapideo apuani. La montagna si stacca, si muove su ruote, arriva alle segherie, ai depositi, alle navi. Va mossa e staccata. E sotto a tutto questo frenetico movimento, spesso, rimangono uomini di fragili carne e ossa. —



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