Il Tirreno

Carlo casotti* 

CHE INCUBO QUEGLI ODORI NAUSEABONDI

*Carlo Casotti era esponente dell’assemblea permanente ed è autore del memoriale consegnato al sindaco

In quegli anni si doveva convivere con la Montedison Azoto, con la Rumianca, la Cokeria, con la produzione di concimi chimici, acidi e arsenico, non propriamente salutari. Con tutto un territorio...

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In quegli anni si doveva convivere con la Montedison Azoto, con la Rumianca, la Cokeria, con la produzione di concimi chimici, acidi e arsenico, non propriamente salutari. Con tutto un territorio industriale e chimico, che andava dalla Dalmine al Pignone, alla Riv-Skf alla Olivetti. Dopo l'insediamento della Farmoplant le cose precipitarono, a causa del pesante inquinamento provocato dalla produzione di pesticidi e dal “micidiale inceneritore” interno all'azienda, che nel corso della sua storia produttiva avrebbe poi bruciato migliaia di tonnellate di rifiuti tossici e nocivi.

Odori nauseabondi provenienti dalla fabbrica, che iniziava le sue prime produzioni, rendevano le giornate e le nottate di noi cittadini di Alteta uno stato di prostrazione e sofferenza continua, che non trovava mai un attimo di tregua e creava tensione, rabbia ed accanimento contro quella fabbrica, tanto esaltata dalla comunità politica locale. Odori nauseabondi impedivano il respiro a pieni polmoni e ci facevano dimenticare a poco a poco il sapore dell’aria pura. Odori nauseabondi che per l’azienda e i suoi tecnici non erano tossici e nocivi, ma solo un eliminabile corollario delle loro produzioni. Di lì a poco si verificarono i primi incidenti agli impianti di produzione e le prime fughe di gas.

Ricordo anche i rumori assordanti di notte e di giorno, all’improvviso e per lungo tempo, emessi dalle valvole di sicurezza, sottoposte ad una pressione estrema di esercizio. Il disagio all’inizio colpiva le zone circostanti, in testa Alteta, ma col passare degli anni si allargava a tutto il resto della città, comprese le zone a monte, a causa della particolare configurazione geografica di Massa, con monti e mari vicini, che imprigionavano i gas fuoriusciti dalla fabbrica e i veleni usciti dall’inceneritore, tenendo costantemente l’intera città sotto una cappa tossica e nociva.

Con la mia lotta e con la lotta di tutti abbiamo consegnato alla città nuove realtà produttive e sociali, che dovranno essere sorrette. Ci sarà bisogno di più turismo, di nuove attività, più moderne e compatibili, chiudendo con quel passato ingeneroso verso la città di Massa e che mai più dovrà riaffacciarsi. —

*Carlo Casotti era esponente dell’assemblea permanente

ed è autore del memoriale

consegnato al sindaco

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