Sicurezza
Arpat ammette: sulla falda bonifiche in grave ritardo
L’Agenzia dell’ambiente fa il punto: in questi giorni diamo supporto ai tecnici con l’obiettivo «di avviare finalmente la risoluzione di questo annoso problema»
MASSA-CARRARA. «Oggi Arpat è impegnata in particolare a fornire supporto tecnico, seguendo costantemente lo sviluppo delle fasi operative dell’Accordo di Programma fortemente perseguito dalla Regione Toscana nell’anno 2017 per la prosecuzione degli interventi di bonifica nel Sin e nelle aree ex Sin (Sir), di cui una delle maggiori criticità è proprio la mancata realizzazione della messa in sicurezza e bonifica della falda acquifera del territorio residenziale ed industriale di Massa-Carrara e che rappresentava, già al momento di istituzione del Sin, un elemento prioritario da affrontare per il risanamento del territorio». Così l’Arpat, con un comunicato, spiega l'impegno profuso «per le bonifiche nel territorio apuano» dopo l’uscita del nostro articolo di lunedì scorso, in cui riportavamo, ultimi dati del Ministero dell’ambiente alla mano, che a Massa-Carrara, su una superficie di 116 ettari di Sin, la bonifica è stata completata solo per il 5% dei terreni ed appena il 2% della falda. L’Agenzia in sostanza, conferma la pesante compromissione dell’acquifero apuano, ricordando di aver provveduto «già a partire dal 2001 a compiere accertamenti, nonché a fornire ulteriore supporto all’istituto incaricato dal Ministero dell’ambiente nell’anno 2008 (Icram) a redigere lo studio per verificare la necessità di realizzare interventi di messa in sicurezza di emergenza della falda acquifera».
L’Arpat riferisce anche che proprio in questi giorni si starebbero svolgendo attività di supporto ai nuovi tecnici incaricati alla predisposizione dei punti di indagine, «al fine di passare alla successiva fase operativa di indagine analitica e tecnica per la predisposizione del progetto di bonifica delle acque sotterranee».
«Questo progetto di bonifica -spiega l’Agenzia- dovrà tenere conto di tutte le maggiori criticità presenti e registrate sul territorio, a partire dai primi episodi di inquinamento, registrati nelle aree residenziali ed industriali del Comune di Massa già negli anni ’80, in modo da mettere a sistema tutti i dati disponibili ed avviare finalmente la risoluzione di questo annoso problema».
Arpat, nonostante «le risorse umane in diminuzione», assicura di aver «sempre posto la massima attenzione» al tema delle bonifiche. «Nel 2017 -ricorda l’Agenzia- sono stati verificati 32 siti, eseguendo circa oltre 100 sopralluoghi, oltre ad eseguire circa 340 campioni di matrici ambientali (acque e terreni). Inoltre, come supporto tecnico sono stati predisposti circa 70 contributi tecnici mediante emissione di pareri e valutazioni». Viene poi chiarito che attualmente «la provincia di Massa-Carrara presenta oltre 400 siti interessati da procedimenti di bonifica censiti dalla banca dati regionale Sisbon, per un totale di oltre 3.300 ettari, che interessano quasi il 3% del territorio provinciale». Di questi poco meno di 300 siti risultano ancora da bonificare e quelli «interessanti all’interno del perimetro del Sin/Sir sono oltre 100». «Nel 2013 -precisa Arpat- la Regione Toscana è subentrata al Ministero dell’ambiente nella titolarità del procedimento di bonifica» per una parte di territorio apuano già incluso nel Sin, che, una volta passato sotto la competenza regionale, è divenuto Sir.
Le 4 aree in cui si è verificato storicamente il maggior inquinamento ambientale (ex Rumianca ed ex Ferroleghe a Carrara, ex Farmoplant ed ex Bario a Massa) sono però rimaste nel Sin e risultano quelle in cui gli ultimi dati forniti dal Ministero dell'ambiente confermano una situazione di stallo nelle bonifiche. —
DAVID CHIAPPUELLA .
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
