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Erre Erre, slitta la sentenza Udienza fissata a ottobre
Sopravvenuti impegni per i giudici costringono a rinviare tutto di oltre due mesi Il pm aveva chiesto condanne per tutti gli 11 imputati
massa. Falso allarme, il processo Erre Erre che doveva concludersi ieri è slittato di due mesi e mezzo. I giudici a Massa sono pochi e oberati di lavoro, così ieri è stato impossibile finire la discussione degli avvocati in aula e arrivare alla sentenza.
L’ultima tappa risale a una settimana fa quando l’accusa, cioè il sostituto procuratore Marco Mansi, aveva chiesto condanne per tutti. Con pene richieste dai 6 ai 4 anni per tutti gli 11 imputati.
Non ci dovrebbero essere problemi di prescrizione, in ogni caso. I reati rimasti in piedi sono il peculato (si prescrive nel 2021 e nel 2022) e l’ associazione a delinquere (2019). Va detto però, che in questo processo dalla vita piuttosto complicata. Tra cambi di giudici e altri problemi, sono andati prescritti i capi di imputazione relativi alla corruzione aggravata continuata e la truffa aggravata. Non proprio un iter processuale lineare e senza scossoni.
Quando ormai la fine del procedimento sembra in dirittura d’arrivo, ecco che c’è un altro spostamento in avanti. Dal calendario concordato tra le parti e il giudice sembrava proprio che ieri dovesse essere l’ultimo giorno. Ma gli impegni sopravvenuti per i giudici hanno costretto a spostare in avanti la fine della discussione. E dovrà parlare l’avvocato Anna Francini, che difende Domenico De Carlo, imputato principale nel procedimento, per il quale il pm Mansi ha chiesto sei anni e tre mesi.
Il processo inizia con le indagini sulla società Erre Erre, creata per chiudere il ciclo dei rifiuti in provincia, costruendo un impianto per raccogliere il residuo solido, per uscire il combustibile sotto forma di brichette. Realizzare l’impianto era compito di Delca spa che è anche socia, con il Cermec, di Erre Erre. E la società si era impegnata a costruirlo secondo quello che è stato definito un "contratto chiavi in mano", pronto alla consegna.
L’ipotesi investigativa è che Del Carlo e gli altri, che in seno alla società ricoprivano ruoli nel consiglio di amministrazione o nel collegio sindacale, «distraevano la somma di 1.847.018,21 euro» tramite un giro di fatture. —
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