Sicurezza
Dal Pd alla giunta Persiani di destra, ecco chi è l’assessore Baratta
Carrarese, commercialista, già revisore di Fondazione Crc, si presenta ai massesi e assicura: "Le tasse? L’obiettivo è abbassarle. La ricchezza si può redistribuire"
MASSA. Classe 1976, carrarese, padre di due bambini, commercialista e revisore contabile, esperto di finanza di impresa, Pier Lio Baratta è il neo assessore al bilancio. Un passato nei Ds e nel Pd, è stato scelto da Francesco Persiani per gestire i conti di palazzo civico.
Assessore, lei ha un passato nel centro sinistra...
«Certo. La mi esperienza politica inizia nei Ds, quindi nel Pd. Ho aderito al Pd perchè ritenevo che quel progetto traesse origine dall’esperienza del compromesso storico. Ho pensato che le idee di Moro e Berlinguer potessero trovare concretezza. Ho visto, invece, interpretazioni di quelle idee che non ho condiviso.
E al Pd fin quando è rimasto iscritto?
«Ho preso le distanze dal Pd quando l’assemblea (a Carrara ndr) ha scelto il candidato a sindaco. Si è aperta la querelle con tanto di espulsioni dei dissenzienti, ma io mi sono autoespulso il 1° luglio del 2017: ho inviato una mail al servizio privacy del partito democratico e ho chiesto la cancellazione di tutti i miei dati».
Dal Pd alla giunta Persiani. Un volta bandiera?
«A chi mi definisce così rispondo che soltanto gli stupidi non cambiano idea. Le mie idee di giustizia e solidarietà rimangono e credo che quelle idee possano essere attuate».
E perchè ha pensato di accettare l’incarico di Persiani? Per quelle idee?
«Francesco è un civico, libero, viene dal mondo delle professioni. Lo stimo per la sua equanimità, per la sua predisposizione all’ascolto. Ho accettato perché ho voluto mettere disposizione del pubblico le competenze che ho messo a profitto nel privato».
L’obiettivo da assessore?
«Un Comune è come una famiglia: deve garantire qualità di vita e servizi a prezzi che siano percepiti sostenibili».
Tradotto: niente aumenti per le tasse?
«L’obbiettivo semmai è ridurlo. C’è da creare reddito e ridistribuirlo. Il processo di concentrazione della ricchezza in poche mani è reversibile. Io ne sono convinto»
E quale processo, invece, è irreversibile?
«Un esempio: l’uscita dall’euro»
Parliamo di nomine nelle partecipate.
«Il modello rimarrà quello dell’amministratore unico. Lo prevede la legge Madia».
Lei era sindaco revisore della Camera di commercio e uno dei revisori della Fondazione Cassa di risparmio? Si è dimesso? E che ci dice dei conti di Fondazione. Che è successo?
«Io sono stato indicato da Guido Mottini per il ruolo di sindaco supplente in Camera di commercio. Poi subentrato come supplente, mi ha riconfermato la Regione. E questo a prova di una stima fondata sul merito e non sull’appartenenza politica. Quella in Camera di commercio è stata una bellissima esperienza che mi ha permesso di conoscere persone fantastiche. Sono entrato in Fondazione, invece, come sindaco revisore nel 2012. La Fondazione aveva investimenti azionari consistenti su titoli della banca di riferimento, Carige, che non se la passava bene. Nel 2015 mi sono opposto al bilancio come proposto dal cda, ritenevo che il titolo si dovesse svalutare, non si può nascondere la polvere sotto il tappeto pensando che l’asmatico non tossisca. Mi sono opposto anche ai due aumenti di capitale, a salvaguardia del patrimonio dell’ente. Quando Persiani mi ha chiesto di entrare in giunta, mi sono dimesso». —
CHIARA SILLICANI.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
