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Marijuana in camera al centro di accoglienza Migrante vince al Tar

Gli erano stati tolti i benefici, i giudici glieli restituiscono: modica quantità per uso personale, contestazioni generiche

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FIVIZZANO. Era stato accusata di detenzione di stupefacenti e gli era stata revocata l’accoglienza; ma il Tar gli ha concesso di nuovo i benefici.

A fare ricorso un migrante, rappresentato e difeso dagli avvocati Alice Bufano e Massimiliano Solinas; il ricorso era stato presentato contro il Ministero dell'Interno; obiettivo, l'annullamento del provvedimento di revoca delle misure di protezione del 29 gennaio scorso, emesso dalla Prefettura di Massa-Carrara, con cui viene decretato la revoca delle misure di accoglienza di cui beneficiava il ricorrente; e della nota del 17 gennaio scorso con cui la stessa Prefettura aveva ammonito l’immigrato.

Tutto nasce, come detto, quando a gennaio il Prefetto di Massa-Carrara ha revocato le misure di accoglienza già concesse al ricorrente, in quanto - questo il presupposto - sarebbe stato trovato in possesso di sostanza stupefacente, nella stanza della struttura dove era alloggiato lo straniero, già ammonito, ricostruiscono i giudici amministrativi, per presunte precedenti violazioni del regolamento del centro di accoglienza.

Nel ricorso, però, gli avvocati osservano che non vi era prova dell'appartenenza al ricorrente della sostanza rinvenuta; comunque, si tratterebbe di mero uso personale data la modica quantità di droga leggera (marijuana) trovata; e non vi era stata comunicazione di avvio del procedimento.

Il ricorso, come detto, è stato ritenuto fondato. Dalla motivazione del provvedimento impugnato risulta che il 29 dicembre 2017 il responsabile del Centro di accoglienza avrebbe segnalato con una mail alla Prefettura che il ricorrente «non rispettava le regole della struttura mettendo in atto reiterati comportamenti irrispettosi del vivere comune»; il 17 gennaio 2018 lo stesso veniva diffidato «dal perseguire in tali atteggiamenti»; nella diffida veniva omesso di riferire che, il giorno precedente alla convocazione e all'ammonimento, ossia il 16 gennaio 2018, nel corso di una perquisizione svolta dal Comando della Stazione Carabinieri di Fivizzano presso la struttura di accoglienza, era stata rinvenuta una modesta quantità di marijuana (0.70 gr) nel cuscino del letto in uso al ricorrente; solo dopo la diffida, il Comando Stazione dei Carabinieri di Fivizzano segnalava alla Prefettura l’illecito amministrativo per possesso di sostanza stupefacente del tipo marijuana per consumo personale. Quindi, si osserva, la revoca delle misure di accoglienza, disposta con il provvedimento impugnato, si sorregge sull'unico episodio del rinvenimento della sostanza stupefacente, che risulta non menzionato nella diffida; il migrante dopo l'ammonimento non si è reso responsabile di alcuna condotta in violazione del regolamento del centro di accoglienza.

Quindi, argomentano i giudici, emerge chiaramente la mancata comunicazione di avvio del procedimento; e risultano generiche le contestazioni.

Ricorso accolto, con conseguente annullamento del provvedimento impugnato. —

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