La manifestazione
La Dell’Ertole espulsa dal Pd: «Un partito da 4 amici al bar»
La menchiniana riconfermata anche in consiglio provincialeA Palazzo Ducale lascia «l’armata del centro sinistra» e crea Alternanza civica
MASSA. Dina Dell’Ertole è una veterana della politica. Militante della Margherita, assessore al personale nella giunta Neri, due volte in consiglio. Oppositrice dai banchi della maggioranza, negli ultimi 5 anni, renziana della prima ora, alle amministrative si schiera con Menchini. Riconfermata, ammette che la sconfitta di Volpi «non l’ha festeggiata, ma certo l’ha vissuta con un senso di liberazione perché - motiva - per la mia opposizione sono stata considerata una reproba». In lista per un candidato sindaco diverso da quello democratico, il Pd, ai sensi del regolamento, la espelle. Ma la Dell’Ertole nei panni dell’alunna che finisce fuori dalla porta non ci si sente e non le manda a dire. Descrive il Pd come incapace di «fare autocritica, alla ricerca del nemico esterno senza porsi interrogativi. Se vanno avanti così - tira le somme - con le espulsioni, diventeranno il partito dei 4 amici al bar. Quattro amici con lo statuto in mano, ma sempre 4 amici. Nessuno si chiede perché la città abbia voluto il cambiamento, perché Menchini abbia ottenuto 5.000 voti. Ci si limita a mettere in pratica lo Statuto. Il partito ha perso sintonia con il territorio, non ha orecchie e quando un partito perde le orecchie perde la sua funzione».
Per Dina Dell’ Ertole gli errori del Pd - tali lei li considera - cominciano con «il commissariamento a Carrara, con la sconfitta e le successive espulsioni oltre Foce. A Massa tutto inizia con un congresso a tavolino, senza una linea politica, si garantiscono semplicemente i notabili del momento. Al congresso vota poco più del 30% degli aventi diritto, ma il Pd festeggia e festeggia anche quando vince le primarie con 3.000 voti, dopo essersi trincerati sulla vecchia amministrazione. Festa anche dopo un primo turno in cui i democratici prendono il 17% e rifiutano con sdegno un apparentamento con noi menchiniani. Quelal di Volpi è stata una sconfitta epocale. E nonostante questo - prosegue Dina Dell’Ertole - si confermano gli organismi». Nessuna dimissione, insomma. Per la Dell’ Ertole c’è nel Pd « un’incapacità di leggere un quadro politico nuovo, una fluidità dell’elettorato». Lei, un passato nella Margherita - «all’epoca c’erano tutte le idee per lo sviluppo di questa città» - le idee non le rinnega e davvero non si sente leghista: « Il mio progetto politico rimane lavorare per la città nel rispetto dei valori di solidarietà, sussidiarietà, tutela dei deboli, del lavoro dell’impresa». Poi una stoccata perché dopo il voto a Massa è cambiata anche la composizione del consiglio provinciale: non ci sono più Sabrina Bertelloni, Daniele Carmassi, Giancarlo Casotti. Unica massese è proprio la Dell’Ertole:«Abbandono in provincia l’armata del centro sinistra e costituisco il gruppo Alternativa civica». Poi l’attacco al presidente Gianni Lorenzetti (Pd):«La situazione è mutata. Quando fa un’analisi? e valuta le sue dimissioni?». C.S..
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