Proteste
Ruba profilo Facebook di una cinquantenne e invia messaggi osceni
L’uomo ha iniziato a tempestare i contatti della donna Ora è sotto processo per sostituzione di persona
MASSA. Perché lo abbia fatto non emerge. Neppure nell’aula di tribunale, di fronte al giudice Valentina Prudente. Certo è che lui, un massese di trent’anni, riesce a rubarle l’identità digitale, ad entrare nella sua casella mail e sul suo profilo Facebook. Riesce a chattare con le amiche di lei, ad inviare messaggi osceni. Così hot da far temere alle amiche più care che dietro la tastiera ci siano mani sconosciute.
Lei, cinquant’anni, di Massa, scopre che qualcosa non va quando un’amica la chiama e, con qualche titubanza e non poco imbarazzo, le chiede perché da qualche tempo invii messaggi così pesanti, perché sveli particolari della sua vita intima in mail o addirittura in alcune chat in cui più persone possono leggere. Lei rimane sconvolta: non ha mai inviato messaggi di quel tenore, mai scritto mail con riferimenti alla vita personale o sessuale.
Capisce, quindi – o almeno ipotizza – che qualcuno ha scritto usando il suo nome, impossessandosi del suo profilo, entrando nella sua casella di posta elettronica. Decide di rivolgersi all’avvocato Paolo Bertoncini: denuncia l’accaduto alla polizia postale. Partono le indagini e gli inquirenti identificano l’uomo. Era riuscito ad entrare nelle chat, nel profilo social e ad utilizzare l’indirizzo digitale della cinquantenne. Le indagini ricostruiscono l’accaduto.
Tutto – riescono a comprendere gli agenti della postale – parte da un link: il trentenne si finge un’altra persona, dice di essere una ragazza iscritta ad un concorso di bellezza e invia, appunto, un link attraverso cui – spiega alla donna – è possibile votare per lei. La cinquantenne, ingenuamente, clicca e inserisce i dati richiesti per poter votare la ragazza in concorso. Crede di contribuire al suo buon risultato. E qui sta l’inganno perché da quel link l’uomo recupera le credenziali per accedere al profilo Facebook e alle mail. Comincia quindi ad inviare messaggi ai contatti della cinquantenne. Messaggi dal contenuto pesante, spesso osceno. Li ricevono parecchie persone tra cui alcune amiche intime della donna che li trovano strani, comunque non rispondenti all’attaggiamento della cinquantenne che conoscono da anni e sanno non invierebbe mai un simile contenuto. Dopo le prime mail, quindi, scatta la telefonata di una delle amiche più intime, per avere chiarimenti. Parte la denuncia e, individuato il responsabile, si apre il processo. Il trentenneora di fronte al giudice monocratico, deve rispondere di fronte al giudice del reato di sostituzione di persona di cui all’articolo 494 del codice penale e di accesso abusivo al sistema informatico.
Ieri una nuova udienza e il rinvio al prossimo 24 luglio quando il giudice Prudente pronuncerà la sentenza. –
CHIARA SILLICANI.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google