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Stalker condannato a 4 anni Bruciò le auto delle zie

Libero Red Dolce
Stalker condannato a 4 anni Bruciò le auto delle zie

Diversi gli episodi contestati, dalle minacce ai cuginetti agli schiaffi alle parenti Le donne provarono ad aiutarlo, riconosciuto il vizio parziale di mente

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FOSDINOVO

Una condanna per stalking a 4 anni e 7 mesi (più due mesi per tentato furto) per avere perseguitato le due zie, il marito di una delle due e due cuginetti. Si conclude così la vicenda giudiziaria di Marco Ramaglini, il 39enne che lo scorso anno, in un crescendo di minacce, finì per appiccare il rogo all’auto delle due donne.

Ridimensionata la richiesta della sostituto procuratore Roberta Moramarco che aveva chiesto una condanna a 10 anni. E a Ramaglini, com’era stato chiesto dai legali Catia Piras e Iodice, è stato riconosciuto il vizio parziale di mente. Così come anche stabilito da una perizia medica. All’uomo veniva contestate anche la violenza privata, le lesioni e il tentato furto.

Uuna storia intricata quella di Ramaglini con le due zie. Rimasto orfano di madre, alle prese con problemi seri di droga, le due parenti provano a prendersi cura di lui. Raccontano di tentativi estenuanti di farlo smettere, lo accudiscono. Ma le attenzioni non sono particolarmente gradite. Si trasformano piuttosto in fastidio nell’uomo, sempre più alterato e in difficoltà.

Le due donne provano a informarsi del suo stato di salute, seguono al Sert i suoi progressi, s’informano con i medici. Ma, da un certo momento in poi, l’intolleranza emerge e seppellisce ogni riconoscenza e affetto nei confronti di quelle due donne. E la situazione diventa sempre più difficile, ogni incontro diventa un rischio.

Diversi gli episodi raccontati durante le varie udienze. Tre sono quelli salienti, dove le minacce si fanno vivide. Paurose. La prima volta Ramaglini minaccia il figlio di una delle zie. Accenna ai suoi ritorni a casa, ai vicoli bui dove potrebbe trovarsi. Nel cuore della donna scende il gelo.

In altre occasioni invece la violenza diventa fisica. L’uomo, in macchina con una delle zie e il marito, la colpì con uno schiaffo minacciandola di morte mentre andavano a fare la spesa insieme. E un’altra volta la respinge fuori casa, colpendola alla testa. Ma l’apice non lo tocca che qualche mese dopo.

Una notte, ripreso dalle telecamere di un distributore di benzina, va a riempire una tanica da venti litri. La riempie di benzina e poco dopo, scavalcato il cancello di casa delle parenti, appicca l’incendio. Brucia le auto delle zie, la vendetta per tutto quell’affetto è servita.

Non finì lì. Ramaglini fece perdere le sue tracce. Non prima di avere inseguito e speronato con l’auto l’altra zia, in macchina insieme alla figlia, per un lungo tratto. Poi più nulla.

I carabinieri lo cercano e per un po’, due settimane circa, l’uomo pare essersi volatilizzato. Cambia spesso città, non usa telefono né carta di credito. Ha cambiato persino colore e taglio di capelli. Ma una segnalazione alla fine lo inchioda e alla fine finisce dietro le sbarre. Con un sospiro di sollievo dei parenti.

Adesso per le parti civili, rappresentate dagli avvocati Nicole Rizzoli, Davide Gardini e Gino Ambrosini, sono arrivati 5mila euro ciascuno per i danni. E 11mila per lo zio, proprietario delle auto. Soddisfatta comunque l’avvocato Piras: «È una misura attenuata, già da 10 mesi è in carcere. Rimangono 4 anni che ci danno modo di chiedere una misura cautelativa». —

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