Il dolore
Botte e minacce alla moglie davanti ai figli: a processo
La donna adesso vive sotto protezione in una casa del centro antiviolenza Accusato di maltrattamenti e lesioni: in un’occasione le diede un pugno al petto
carrara. Una serie di domande asciutte, attente che fanno emergere una vita coniugale di violenza senza luce. L’ultima fa emergere una fragilità che si ricostruisce dopo l’abisso dei maltrattamenti. La pm chiede: «Adesso vive in una casa protetta di un centro antiviolenza. Signora, cose si sente? Meglio di prima?». «Adesso sì», risponde la donne. E alza la testa dopo tante risposte a capo chino.
Suo marito è a processo per maltrattamenti e lesioni. Il racconto degli anni assieme è un calvario. Le ha dato un pugno, un calcio allo sterno, l’ha persino minacciata di orinarle di sopra. E spesso, la buttava fuori casa. «Perché tornava a casa, signora? Cosa la spingeva a rientrare?», chiede la pm Alessandra Conforti. «C’erano i ragazzi, tanti problemi. Non potevo andare via così».
Nel racconto che si dipana durante l’interrogatorio c’è la brutale sofferenza di una vita di coppia rovinata da tensioni e violenza e il racconto collettivo, tristemente contemporaneo, delle donne vittime di violenza in casa. Lui la buttava fuori e lei ritornava. Per i figli, per la famiglia Sempre. Anche se un’alternativa c’era.
In quelle fughe forzate la donna si rifugiava dalla sorella. Si dicevano poco le due: «mia sorella è riservata», dirà poi l’altra donna interrogata in aula. Ma sapeva bene quel che accadeva in casa. «Le dicevo di non tornare, non volevo che tornasse in quella casa. Non mi sembrava la cosa giusta da fare».La pm fa la domanda ovvia e difficile: «Non ha mai detto a suo cognato di smettere di picchiare sua sorella». «No». «Perché?», le viene chiesto ancora. Lei si prende una pausa. Guarda attorno a sé. «Non lo so, davvero non lo so». Pare quasi smarrirsi in questa sua passata ignavia.
La situazione degenera dopo un’ennesima lite familiare. Assiste uno dei figli della donna. «Lui ha un rapporto stretto con il padre, che lo tratta da amico. Io ho sempre avuto difficoltà con lui, ad avere rapporti normali». In aula parla anche uno dei carabinieri intervenuti la notte dell’episodio, l’11 settembre scorso. «C’era un tavolo con il vetro rotto in cucina, tutta la casa a soqquadro. Lui si lamentava della moglie, di quel che era successo. Mentre lei diceva di avere dolori al petto, per un calcio che aveva ricevuto».
La donna andrà in ospedale e da quell’episodio scaturirà un’ordinanza restrittiva per il marito a partire dal mese successivo. Nell’interrogatorio della donna però i ricordi di maltrattamenti vanno ben oltre lo scorso anno.
Sposati dall’89, lei li colloca almeno a partire dal 2014. «Andava al night spesso, mancava dalla mattina fino al giorno dopo. Poi rientrava e mi diceva che quelle del night erano vere donne e io no. Mi accusava di avere amanti e per questo mi buttava fuori di casa. Mi ha persino accusata di avere girato un porno».
Un mix di gelosia e disprezzo, quello raccontato dalla signora. Che poi si è fatto violenza. «Mi ha dato un pugno e in un’altra occasione un calcio», racconta ancora lei. Ogni tanto la giudice Valentina Prudente la interrompe. Ora la donna vive in una casa protetta, tutelata dal programma Dafne. Ha anche trovato un lavoro, dopo che per anni è stata disoccupata. I soldi li gestiva il marito. Prossima udienza il 2 settembre e discussione e sentenza il 28. L’uomo ha una misura cautelare e la giudice vuole tempi brevi. —
Libero Red Dolce.
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