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Moschea fantasma, confermate le assoluzioni

Moschea fantasma, confermate le assoluzioni

Respinto il ricorso della procura generale di Torino nei confronti di Paolo Dazzi, Laura Donatiello, Reboa e Lattanzi

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carrara. Affaire Iraq: confermate le assoluzioni.

Una moschea “fantasma” e una complessa vicenda giudiziaria.

Nel mirino della procura di Torino era finita la gestione del recupero del credito legato alla commessa - sfumata - per la costruzione di una moschea e un centro islamico. Nel maxi-credito fra l'azienda Dazzi e l'Iraq subentrò, il tribunale di Massa, dando il via a una battaglia di carte bollate con la Banca di Roma, dove si trovavano delle somme riconducibili al Rais per un'altra controversia. A inizio 2003, spuntò poi una società londinese: la Server Plus Ltd che presentò istanza di cessione del credito milionario proponendo in cambio, cash, il pagamento di 77.450 euro. A fronte di un potenziale credito di 4,4 milioni di dollari oltre interessi (pari a 7,4 milioni di euro). Al secondo tentativo, il tribunale accettò i 77mila euro, pensando che i soldi del Rais non ci fossero o fossero intoccabili e quindi inesigibili. Invece, non appena - a luglio 2003 - il credito passò dalla curatela fallimentare alla Server Plus, il credito diventò improvvisamente disponibile. Una vicenda complessa che nei tribunali è andata avanti per oltre dieci anni.

In primo grado erano stati condannati a sei anni gli avvocati Giancarlo Lattanzi, Rinaldo Reboa e Laura Donatiello. A sette anni e mezzo l’imprenditore Paolo Dazzi. Le accuse contestate erano bancarotta fraudolenta, falso e abuso di ufficio.

Nei giorni scorsi si è discusso, davanti alla quinta sezione della Corte di Cassazione, il ricorso presentato dalla procura generale di Torino avverso alle sentenze di assoluzione.

In Cassazione sono state confermate le assoluzioni. L’imprenditore Paolo Dazzi è stato quindi definitivamente assolto dalla Cassazione dall’accusa di maxi evasione avanzata nel 2008 dalla Procura di Torino. Gli Ermellini hanno infatti rigettato in maniera totale il ricorso avanzato dalla procura subalpina contro la sentenza di assoluzione pronunciata dalla Corte d’appello di Torino nel febbraio 2017.

Comprensibile la soddisfazione dell’imprenditore carrarese che, assistito dagli avvocati Enrico Marzaduri e Giovanni Maria Altadonna, dichiara: «La verità è stata ristabilita in via assoluta e definitiva. Il contratto Dazzi-Iraq del 1990 era vero, non vi è stato alcun reato post-fallimentare di bancarotta per distrazione. E il contestato concorso in abuso d’ufficio è stato dichiarato prescritto». Del resto, persino la perizia del consulente nominato dal Tribunale ha dato ragione a Paolo Dazzi. Le verifiche del professor Andrea Perini, dottore commercialista e professore associato di diritto penale commerciale presso l’Università di Torino, hanno confermato le tesi delle difesa e distrutto l’impianto accusatorio. —

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