Gioco
Presidio-tenda dei No Fornace alla discarica: «Stiamo qui tutta l’estate»
I cittadini che chiedono la chiusura della discarica dell’ex cava protestano all’ingresso dell’impianto. Con loro Italia Nostra e gli attivisti della Casa Rossa
MONTIGNOSO. Si sentono presi in giro dagli amministratori locali e regionali. Per questo i cittadini antidiscarica Cava Fornace da ieri hanno istituito un presidio permanente proprio a ridosso del sito. Un presidio per chiedere il blocco dei conferimenti, analisi del suolo dell’area e efficacia delle geomembrane utilizzate per stoccare i rifiuti. Altrimenti, sotto il sole cocente, assicurano, ci resteranno per tutta l’estate, e forse oltre. Fino a quando la discarica non chiuderà, spiegano.
Loro sono un gruppo di persone che si è creato spontaneamente una decina di anni fa per opporsi all’estensione dei materiali depositabili in discarica. Che da adatta ad accogliere rifiuti inerti è stata riclassificata in adatta anche per i rifiuti speciali non pericolosi. Due tipologie di rifiuti che sulla carta risultano accoglibili entro determinati parametri. Questione di percentuali: un 30% di rifiuti speciali e un 70% di rifiuti inerti, dice la documentazione.
Ma sulla modalità di misurazione di queste percentuali la controversia è aperta da anni. E a discuterne, oltre al comitato, c’è anche Arpat, l’agenzia regionale per la tutela ambientale. Ma ci sono anche i comuni vicini a Montignoso, Seravezza, Pietrasanta e Forte dei Marmi, uniti nel chiedere la chiusura.
E c’è il consiglio regionale della Toscana, che a dicembre ha votato in maniera unitaria lo stop al conferimento di rifiuti e il risanamento dell’area. Ma una lettera, inviata a giugno dal gestore della discarica, rimette tutto in discussione.
«Mentre da una parte la Regione - afferma Gianmarco Fagnini, del comitato antidiscarica - con una delibera di consiglio regionale, che dovrebbe essere vincolante per la giunta regionale, dice che bisogna avviarsi verso una chiusura celere, dall’altra sembra quasi che la stessa Regione assecondi la ditta, dicendogli: vabbè, presenta la documentazione e poi vediamo, ti daremo forse un nulla osta. Questo a noi preoccupa, infatti abbiamo già diffidato i dirigenti che hanno preso queste iniziative. E abbiamo chiesto ai consiglieri regionali e ai sindaci di fare altrettanto. Noi non molleremo, saremo sempre qua, fino a che questo problema non venga risolto in modo definitivo, ma davvero, non a parole».Gazebo e bandiere, dunque, sull’Aurelia, all’altezza del "dente cariato" fra Montignoso e Pietrasanta, discretamente controllato dalle forze dell’ordine.
Al presidio anche Italia Nostra, che nel 2000 chiese l’istituzione dell’inchiesta pubblica «che ha sciolto il quesito che ha dichiarato la discarica non idonea ai rifiuti speciali»- scrive Bruno Giampaoli. Con le bandiere rosse c’era pure la Casa Rossa Occupata, che qualche mese fa ha realizzato un report per sensibilizzare i cittadini di Montignoso sulla questione. Il primo giorno di presidio è terminato. Il confronto, dicono, resterà aperto a chiunque voglia informarsi o dare un contributo.
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