Il Tirreno

in tribunale 

«Villa Massoni abbandonata» Il consulente accusa i Casonato

CLAUDIO FIGAIA
«Villa Massoni abbandonata» Il consulente accusa i Casonato

Riparte il procedimento per “danneggiamento di patrimonio storico artistico” che è stato lo sfondo del fratricidio. In gioco la confisca dell’intero complesso

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MASSA.. “Per anni il complesso di Villa Massoni è rimasto in stato di abbandono, ha subito un progressivo deterioramento dovuto alla mancata manutenzione”. L’architetto Hosea Scelza, esperto di Restauro e conservazione della Soprintendenza alle Belle arti di Firenze, consulente nominato dalla procura della Repubblica di Massa nel processo a carico di Marco Casonato per danneggiamenti alla storica villa, non ha dubbi. Secondo lui, lo ha scritto nell’articolata relazione che è stata al centro dell’udienza di ieri in tribunale, davanti alla giudice Alice Serra, dal 2011 al 2015, cioè per il lasso di tempo su cui doveva “indagare”, non ci sono stati interventi di manutenzione e riparazione significativi, nè risultano richieste di autorizzazioni alla Soprintendenza o al Comune per aprire cantieri. Unica traccia di intervento, ha riferito l’architetto, il rifacimento di una copertura, a cui non corrisponde alcuna richiesta autorizzativa ed eseguito “in maniera parziale e non risolutiva”. Ma anche negli anni precedenti, almeno a partire dal 2007, ha detto ancora il consulente, il complesso architettonico era in preda al degrado. E tutto ciò ha prodotto «una patologia degenerativa progressiva» che ha causato anche danni diffusi e in alcuni casi irreversibili. Crollo di strutture interne, di balaustre esterne, vasi antichi fratturati e dispersi, decorazioni di controsoffitti rovinate dalle infiltrazioni. Questo il quadro disegnato dal consulente che ricorda solo, fra gli interventi all’esterno uno sfalciamento dell’erba del prato.

Incalzato dalle domande della sostituto Susan Pietrini e poi dal controesame dell’avvocato Riccardo Balatri, difensore di Marco Casonato, l’architetto Scelza ha parlato per più di due ore e mezza. La sua perizia “porta acqua” alle tesi dell’accusa. Secondo cui Marco Casonato è responsabile del reato di i danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale, previsto dell’articolo 733 del codice penale. Ma la difesa, che ha chiamato come consulente di parte l’architetto Corrado Lattanzi, che è anche custode giudiziale della villa Massoni, ha una tesi diversa. Sostiene che gli interventi di manutenzione ci sono stati, certo insufficienti, ma tali da non poter sostenere una volontà o una responsabilità di danneggiamento da parte dell’imputato.

Ma il processo per i danneggiamenti alla villa porta con sè un singolarità: co-imputato con Marco Casonato, c’è Piero Casonato, il fratello ucciso nel novembre dello scorso anno proprio dal fratello e proprio nel giardino della villa. Il giudice ha optato per la non estinzione del reato per intervenuto decesso e così il fantasma di Piero Casonato è in aula come co-imputato del fratello, con tanto di difensore (l’avvocato Antonio Bernieri).

L’udienza fiume è stata aggiornata al 4 settembre prossimo, quando parleranno gli ultimi testi: l’architetto Corrado Lattanzi, consulente della difesa; e Bruno Manfredi. In ballo, oltre la eventuale condanna di Casonato, il destino della villa, che potrebbe essere confiscata dallo Stato – esito probabile in caso di condanna di Casonato – o lasciata in custodia agli eredi della famiglia in caso di assoluzione . —

CLAUDIO FIGAIA



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