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«Sindaco, che pessimo affare non accogliere i profughi»

«Sindaco, che pessimo affare non accogliere i profughi»

L’Accademia Apuana della Pace chiede di incontrare Persiani e dice:  uscire dall’accoglienza Sprar rischia solo di alimentare la guerra tra poveri

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MASSA. Convinti che ci debba essere più vicinanza da parte della politica e delle istituzioni a coloro che sono in sofferenza, ma non «mettendo gli uni contro gli altri.» Con queste parole si apre la lettera indirizzata al sindaco Francesco Persiani da parte dell'Accademia Apuana della Pace. La rete che riunisce diverse associazioni impegnate nella promozione di una cultura pacifica e solidale, nei giorni scorsi ha chiesto un incontro urgente al primo cittadino per «capire le ragioni» che lo hanno spinto ad uscire dal sistema Sprar di accoglienza rifugiati politici e richiedenti asilo. Con un documento del portavoce Luca Marzario, rintracciabile nella versione integrale anche online, l'Accademia sottolinea che l'uscita dallo Sprar «non è una buona scelta per la comunità che l'ha votata alle elezioni e per i massesi in generale».

E spiega così il perché: «Con la chiusura dello Sprar – scrive l'Accademia - non toglierà la possibilità ai rifugiati residenti a Massa di presentare le loro richieste ai servizi sociali comunali e – nel caso in cui le risorse comunali non lo consentano – di andare a rivolgersi ad alcuni dei servizi che le nostre associazioni garantiscono: mense per poveri, posti letto... L’unico effetto pratico sarà che il Comune non potrà più beneficiare di risorse ministeriali e si aumenterà piuttosto la competizione tra poveri “massesi” e poveri “non massesi” di fronte agli sportelli dei servizi sociali e di fronte alle sedi delle nostre associazioni. Le risorse dello Sprar, infatti, sono destinate esclusivamente all'accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati e non possono essere destinate ad altre attività e quindi Lei e la comunità non avrete nessun beneficio da questo tipo di scelta istituzionale». E nell'ottica di concretizzare l'uscita dal sistema, l'Accademia si interroga: «Come si comporterà da domani, una volta chiuso il progetto, con quegli ospiti dei Cas (centri di accoglienza straordinaria) gestiti dalla Prefettura, che ottenuto un permesso di soggiorno si rivolgeranno legittimamente ai suoi sportelli? Lei saprà sicuramente che parliamo di qualche decina di persone ogni anno e siamo sicuri che non auspica di vederli andare a dormire alla stazione o in qualche situazione degradata del territorio. Siamo sicuri che i suoi uffici dovranno intervenire ed a quel punto investire risorse proprie dell'ente». La lettera recapitata tre giorni fa al sindaco, nonostante numerosi solleciti, non ha ancora ricevuto risposta. L'Accademia chiede nuovamente un incontro urgente «perché attraverso un articolo di giornale non è possibile chiarire i tanti risvolti positivi sia in termini economici (risorse ministeriali specifiche per il progetto, risorse per implementare servizi a disposizione per tutta la popolazione) sia, e forse soprattutto, in termini culturali e sociali (promozione di processi di integrazione, riduzione del rischio di creare “nuovi poveri”, riduzione della competizione tra poveri “massesi” e poveri “stranieri”)». — C.P..

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