Il dolore
Menchini: ero disponibile ad apparentarmi con Volpi
L’avvocato-candidato replica al segretario del Pd Enzo Manenti sulle trattative per il secondo turno. «Non cercavo poltrone ma di condizionare la maggioranza»
MASSA. «Io ho proposto un apparentamento, loro mi hanno offerto un accordo politico, che è cosa diversa. Ho risposto no. E non è vero che il segretario provinciale Pd Enzo Manenti mi ha incontrato personalmente per discutere di queste cose. Abbiamo avuto solo contatti telefonici, con lui e con altri esponenti del centrosinistra». Sergio Menchini, candidato a sindaco per la lista Siamo Massa, fa chiarezza sui convulsi retroscena che hanno preceduto il ballottaggio del 24 scorso. L’avvocato è in vacanza, ma legge Il Tirreno dove trova le dichiarazioni di Manenti (... ho i ncontrato personalmente Menchini per un apparentamento su un progetto politico... però Menchini all’apparentamento ha detto no...»). E subito replica. Ripercorrendo tappa per tappa quelle “trattative”.
«Il 13 giugno – inizia – sono stato raggiunto da una telefonata di Giacomo Bugliani, il quale mi ha chiesto se fosse possibile un accordo al secondo turno. Gli ho detto che ero disponibile a un apparentamento, cosa che avrebbe garantito alla mia lista di avere 5 consiglieri e di rappresentare così la volontà di cambiamento che stava alla base del nostro progetto politico. Bugliani mi ha risposto che era una prospettiva difficile ma che, comunque avrebbe sondato il centrosinistra, e mi avrebbe richiamato. Sto ancora aspettando...».
Menchini riceve invece nei giorni successivi– è ancora il suo racconto – altre telefonate. Quella di Alessandro Volpi, in primis. «Al sindaco uscente ho ripetuto la stessa cosa: un apparentamento per avere una presenza in consiglio in grado di condizionare l’azione della maggioranza. Poi, ha chiamato la segreteria regionale del Pd a cui ho detto: state facendo apparentamenti a Pisa e Siena non vedo perchè la cosa non si possa fare qui. “Volpi non vuole”, mi hanno risposto, dicendo anche che gli apparentamenti si fanno anche sui “posti”».
Si arriva così alla mattina di domenica 17 giugno, a poche ore dallo scadere dei termini per presentare apparentamenti. «È quel giorno che mi telefona Manenti, riproponendo le condizioni di un accordo politico, non di un apparentamento, a cui rispondo, di nuovo, negativamente».
L’apparentamento, insomma, non si fa. Ma il corteggiamento a Menchini da parte del centrosinistra non è finito. «Dal lunedì successivo al 17 (cioè durante l’ultima settimana di campagna elettorale), sono stato stalkerizzato da decine di telefonate di Volpi e di altri esponenti del centrosinistra per invitarmi a fare un’alleanza su un “progetto politico nuovo”. La mia risposta, è chiaro, è stata negativa. E voglio spiegare con chiarezza perchè. Le ragioni della mia candidatura stanno nella convinzione che la città non fosse pronta a un Volpi bis, che occorreva cambiare strada, programmi e facce. L’apparentamento dopo il primo turno avrebbe consentito di perseguire questi obiettivi, di creare una maggioranza non più sbilanciata a sinistra, di fare ascoltare le istanze del nostro movimento. Il centrosinistra ha fatto un’altra scelta, offrendo una non meglio precisata alleanza politica, senza alcuna garanzia, senza fondamenti chiari. Poi, ha perso, La verità è tutta qui». —
Claudio Figaia.
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