Gioco
Leri va all’attacco: tutto il Pd tracolla la classe dirigente faccia un bell’esame
Il sindaco di Comano pronto a sfidare il centro destra E sulla sconfitta di Massa: ora mi dicano di chi è la colpa
COMANO. L’annuncio, fatto da Matteo Mastrini, coordinatore provinciale di Forza Italia, che il centrodestra correrà nuovamente alle prossime amministrative a Comano non coglie impreparato il primo cittadino Cesare Leri che si dice «felice che si ritorni ad avere due liste in competizione. È anche poco edificante e gratificante presentare una sola lista ed essere da soli perché gli altri non riescono a trovare un candidato e una squadra. Non ci deve essere un re o un monarca assoluto, secondo il mio modo di pensare si compete e si vince se la proposta è migliore rispetto agli avversari».
Competere non fa paura a Leri: «Come sempre il centrosinistra a Comano si coalizzerà in una lista civica, aperta a tutte le forze che gravitano intorno a questo mondo, ma con un’importante connessione con il tessuto sociale, il volontariato e la cultura». La crisi del centrosinistra, la sconfitta al ballottaggio a Massa, porta Cesare Leri, penultimo segretario provinciale del Pd, a fare un’analisi a 360 gradi: «Negli ultimi cinque anni non ho visto solo uno smottamento, ho visto la montagna finirci addosso. Tutto questo è accaduto senza che nessuno se ne sia reso conto, gridando solamente: rinnovamento, rottamazione, adesso si cambia. Abbiamo cambiato, ci hanno cambiato i nostri elettori, ammonendoci che quello che stavamo facendo non andava nel verso giusto. Io credo che sia necessario fare un ragionamento. L’anno prossimo abbiamo 8 Comuni della Lunigiana al voto, non vedo la situazione così rosea. O si smette di darsi pugnalate alle spalle o non si fanno risultati». Un sassolino però Leri se lo vuole togliere: «Durante il mio mandato la parola d’ordine era ti devi dimettere. È inutile continuare a dire che è necessario fare piazza pulita. Si doveva vincere a Massa, la colpa fino a ieri era di Leri: oggi di chi è? Io chiedo a chi è dirigente del partito a livello locale, ma anche a livello regionale e nazionale, di farsi un esame di coscienza. Non elenco cosa è andato bene e cosa è andato male quando ero segretario. Certo è che nell’ultimo anno di bene ce n’è ben poco. Sia dalle politiche che dalle amministrative sono emersi dati negativi. Fortunatamente siamo ancora in corsa per la Presidenza dell’Unione del Comune - una critica dura e senza filtri - Noi abbiamo smesso di parlare con le persone, di ascoltare. Diamo la colpa di quello che succede sempre a qualcun altro, diciamo che i cittadini non comprendono. Non è il modo più opportuno per fare un’analisi, basterebbe comprendere che altri soggetti politici coinvolgono l’elettorato intorno a temi che fanno centro, esasperando quella percezione che le persone hanno di quel dato argomento. Noi ci siamo arroccati e in questa Provincia stiamo tracollando. Non vedo nessun dirigente andare a parlare con le persone, comprendere le esigenze della gente. Si va solo a tagliare i nastri. Non vedo in questa classe dirigente nuova che c'è - chiosa Leri - l’ abitudine a prendersi le proprie responsabilità. Non facciamoci prendere da facili isterismi, magari qualcuno isterico lo era quando voleva mandare a casa Leri. Possiamo recuperare il nostro elettorato, ma bisogna riconquistare un mondo che adesso ci guarda con diffidenza. Bisogna cambiare, ma veramente, il nuovo che avanza mi pare l’avanzo del nuovo». —
Cristiano Borghini .
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
