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Aids, 28 nuovi casi nel 2017. E 580 pazienti sotto cura

Sara Lavorini
Aids, 28 nuovi casi nel 2017. E 580 pazienti sotto cura

Massa-Carrara, in questa zona la malattia è diffusa soprattutto tra gli uomini over 50. Il primario Vincenti: «Fondamentali i comportamenti individuali responsabili»

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MASSA. Ad oltre 30 anni dall’esordio dell’epidemia da Hiv, in Italia molto è cambiato, ma l’Aids ancore esiste. L’assunzione di droghe per via venosa con uso promiscuo delle siringhe non è più la causa principale di trasmissione dell’infezione; il contatto sessuale, invece, continua a essere causa di un numero elevato di infezioni. La recente vicenda dell’autotrasportatore di Ancona Hiv positivo, arrestato con l’accusa di lesioni colpose gravissime per aver avuto rapporti sessuali non protetti con molte partner, riporta alla ribalta il negazionismo di Hiv, l’assurda teoria, destituita di qualsiasi base scientifica, secondo la quale Hiv non esiste o non ha alcun ruolo nel causare l’Aids. Teoria smentita dai numeri: «Nell’unità operativa di Malattie Infettive di Massa - il primnario Antonella Vincenti focalizza la sua attenzione sul nostro territorio - vengono seguiti circa 580 pazienti affetti da Hiv, due terzi dei quali residenti in provincia e un terzo circa residente nella provincia di Lucca, alcuni residenti a Pisa e La Spezia. Il trend dei nuovi casi è in calo, con 28 casi nel 2017 e da gennaio a giugno 2018 sono stati 7 i pazienti arruolati. Più della metà delle nuove infezioni viene diagnosticata in fase avanzata a - spiega la dottoressa - con compromissione del sistema immunitario, perché vi è una scarsa percezione del rischio da parte della popolazione. L’adozione di comportamenti individuali responsabili permetterebbe di ridurre il rischio di trasmissione dell’infezione, garantendo inoltre alla persona sieropositiva di assumere la terapia e tenere sotto controllo il virus. Quello che uccide è l’ignoranza e la paura, oltre allo stigma sociale. Per contrastare tutto ciò, il Movimento per la Qualità della Vita a Massa, da anni è impegnato a portare informazione nelle scuole e ad organizzare manifestazioni che richiamino l’attenzione sul problema. L’offerta di un test rapido sarebbe l’ideale - prosegue Antonella Vincenti -per raggiungere più gente possibile e, su questo si è dato molto da fare l’Anlaids Versilia, che ha organizzato due eventi dove sono stati eseguiti, con la nostra collaborazione, test rapidi salivari, mentre a luglio 2015 sono stati effettuati test rapidi su sangue. L’83,9% dei casi notificati - la dottoressa Vincenti punta ancora la lente sul quadro apuano - riguarda il genere maschile e l’età media al momento della diagnosi è relativamente costante: 40 anni per i maschi e 35 anni per le femmine. Le donne continuano a mantenersi più giovani dei maschi alla diagnosi, scoprendo la sieropositività dai 20 anni, nelle età legate alla gravidanza. In entrambi i generi tuttavia la classe più frequente è quella over 50. La maggioranza delle infezioni è attribuibile a contatti sessuali non protetti».

Il professor Massimo Galli è presidente della Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali punta il dito contro le teorie negazioniste: «Negli ultimi 30 anni, Hiv è stato responsabile di un’enorme quantità di sofferenze tanto terribili quanto innegabili sulla base delle evidenze scientifiche. Dall’inizio dell’epidemia i morti di Aids sono stati, secondo le stime dell’organizzazione mondiale della sanità, oltre 35 milioni». Numeri elevatissimi. E il contagio ancora esiste. Mai abbassare la soglia dell’attenzione, quindi: questo il monito dei medici. —
 

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