Attenzione
«Riduzione di pena per Vignozzi»
Domani l’udienza a Genova. La difesa chiede il riconoscimento delle attenuanti generiche all’ex postino che uccise Taibi
CARRARA
La vicenda di Roberto Vignozzi, l’ex portalettere di 75 anni condannato all’ergastolo per l’omicidio del maresciallo 47enne dei carabinieri Antonio Taibi torna in un’aula di tribunale.
Per la precisione in Corte di Assise di Appello, a Genova dove, domani, è fissata l’udienza contro la sentenza di primo grado del tribunale di Massa.
Roberto Vignozzi, che sta scontando l’ergastolo, nel carcere di Solicciano, sarà assistito dall’avvocato Enrico Di Marino che ha già messo a punto la linea difensiva che punterà a far riconoscere all’ex postino le attenuanti generiche e a contestare le aggravanti: in modo da ottenere uno sconto di pena rispetto a quella, l’ergastolo, inflitta in primo grado.
La difesa ritiene, infatti, che la sentenza pronunciata dalla corte di assise d presieduta dal giudice Giovanni Sgambati, sia da riformulare.
Già a Massa Di Martino aveva provato, con la sua arringa, a convincere la giuria, ma le sue parole non avevano fatto breccia.
«Non è stato un delitto premeditato, non è stato neppure un gesto volontario - aveva detto il legale -: Roberto Vignozzi deve essere condannato per omicidio preterintenzionale (non voleva uccidere ma è successo) e soprattutto non bisogna contestargli le aggravanti elencate dal pubblico ministero (motivi futili e abietti) ma concedergli le attenuanti generiche. L’imputato merita una pena di giustizia, non l’ergastolo come vuole l’accusa». Aveva concluso così dopo due ore di arringa per tentare di smontare pezzo dopo pezzo la ricostruzione fatta dal sostituto procuratore Alberto Dello Iacono nell’udienza precedente, per non fare pronunciare quel "fine pena mai" alla corte.
Anche nel suo ricorso il legale sostiene la stessa tesi, partendo dall’anno 2007: il maresciallo Taibi era diventato un’ossessione per il pensionato dopo che aveva visto i due figli condannati per reati legati allo spaccio di droga. Indagini di cui si era occupato proprio il maresciallo identificato dall’ex portalettere come il nemico.
Una vicenda complessa e delicata. Per i giudici, «un omicidio volontario, premeditato con futili e abietti motivi». La corte di assise, presieduta dal giudice Giovanni Sgambati, aveva messo nero su bianco nel luglio scorso la sentenza di condanna all’ergastolo per Roberto Vignozzi. La corte non aveva ritenuto necessario l’isolamento diurno, ma ha interdetto il pensionato dai pubblici uffici e previsto una provvisionale di centomila euro ciascuno per la vedova e i figli del militare premiato con la medaglia al valor civile. Altri soldi, ma somme simboliche, per i ministeri dell’Interno e della Difesa e per l’associazione vittime del dovere.
Adesso la vicenda Vignozzi torna in tribunale, a Genova. —
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