Gioco
«Gli industriali hanno aumentato i profitti ai lavoratori solo le briciole, l’elemosina»
Ancora una giornata di sciopero, domani nel settore lapideo. E nel pomeriggio riparte la trattativa con Assindustria
CARRARA
«Negli ultimi tre anni gli industriali hanno stabilmente incrementato i loro profitti: quello che ci hanno proposto sono briciole». Così Roberto Venturini di Fillea Cgil ha commentato lo scontro tra industriali e sindacati al tavolo delle trattative del lapideo. Venturini ricorda che l’ultimo accordo integrativo, siglato giovedì 9 luglio del 2015 dopo cinque giorni di sciopero, ha garantito 100 euro in più al mese in busta paga ai lavoratori. «Non ci siamo certo impuntati per cifre irrisorie - assicura il segretario di Fillea - «Nello scorso triennio il settore, dal punto di vista del ricavo, è cresciuto all’incirca del 5% all’anno. Una media cinese: difficile trovare un altro settore in così rapida crescita. In sede di trattative abbiamo fatto una richiesta molto semplice: la ridistribuzione dei sempre più lauti profitti delle aziende». A detta di Venturini, le proposte degli industriali relative ai lavoratori del piano sono state piuttosto fumose: «Probabilmente nemmeno loro hanno le idee chiare». Tornando invece ai cavatori: «Gli stipendi dovrebbero essere adeguati alle percentuali d'incremento del fatturato. Gli industriali hanno proposto un premio di 258 euro spalmati su tre anni: un centinaio per il primo e il secondo anno, una cinquantina per il terzo. Siamo lontani anni luce dall’ultimo contratto integrativo, che prevedeva un aumento di 100 euro mensili, per un totale di 1200 euro l’anno. Una cifra di cui quei 258 euro sono appena un quarto. Quello che ci hanno offerto è un’elemosina».
E aggiunge: «Che i profitti del lapideo siano aumentati non ce lo dicono solo i dati ma il Comune stesso, che per il prossimo triennio ha aumentato la tassa marmi del 5%. Basti un esempio: la cava maggiore di Erich Lucchetti, il presidente di Assindustria, ha un fatturato di 20 milioni dovuti in larghissima parte dalla materia prima. Il costo di escavazione di 3 tonnellate di marmo è di 250 euro. Una delle sue cave nel 2017 ne ha estratto 55 mila tonnellate, per una media di 350-400 euro a tonnellata. Basta farsi due conti per capire di che margine di guadagno stiamo parlando». C’è poi da considerare che il premio di 258 euro in 3 anni è stato subordinato esclusivamento a un aumento dell’escavato. «Gli industriali hanno in mente un modello che comporti un aumento della produzione nel prossimo triennio. Col risultato che i lavoratori sarebbero costretti a lavorare in condizioni rischiose per accaparrarsi una miseria. Ritmi e ore di lavoro andrebbero piuttosto ridotte. Il marmo non è una risorsa rinnovabile: esaurirla non conviene nemmeno a chi possiede le cave».
Intanto anche il presidente della Toscana Enrico Rossi interviene sulla vicenda: «In un settore che ha ritmo di crescita sostenuta, occorre riconoscere ai lavoratori un aumento congruo senza aumentare i rischi per la loro sicurezza e il territorio». E invita poi le parti a riaprire il dialogo e le istituzioni locali, Comune in testa, ad agevolare un confronto che «si è fatto fin troppo aspro». —
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