Il Tirreno

la replica di confindustria 

«Dal sindacato toni scomposti e chiassosi blocchi stradali»

Erich Lucchetti interviene sullo stato di agitazione: sgombriamo il campo dagli equivoci, qui la sicurezza sul lavoro non c’entra nulla

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CARRARA. «Per imporre le proprie rivendicazioni, i sindacati provinciali del marmo hanno inscenato chiassosi blocchi stradali e stanno esercitando una pesante pressione sull’Amministrazione comunale, in evidente disagio di fronte a tanta prepotenza». Comincia così la nota di Confindustria firmata da Erich Lucchetti.

«Lo stesso sindaco è stato strigliato per le esitazioni ad intervenire (anche con la revoca delle concessioni!) nei confronti degli “avidi” imprenditori. Tutto questo non è normale e riflette una pericolosa chiusura verso un sistema di relazioni industriali moderne: non c’è provincia, non c’è settore in Italia dove, per un semplice rinnovo di un contratto integrativo, le proteste arrivano ad usare toni scomposti come quelli che abbiamo visto in questi giorni a Carrara».

«L’Associazione Industriali si rivolge apertamente a tutta la comunità locale, dagli amministratori alle famiglie, dai lavoratori ai professionisti di tutti i settori, per argomentate con toni pacati le cose che ci dividono rispetto ai sindacati- continua la nota - Il settore lapideo, con i suoi operatori e gli enti di regolazione e di controllo da anni è impegnato in una profonda riorganizzazione sui temi della sicurezza del lavoro, del rispetto delle normative e della valorizzazione della filiera; negli ultimi dieci anni, inoltre, anche i tributi della tassa marmi sono praticamente quintuplicati e nella nostra comunità si sta riscoprendo l’orgoglio per il centro storico, il decoro, le iniziative culturali legati al marmo e a quanto il marmo può dare al territorio. Tutti dovremmo contribuire al futuro della città con spirito di squadra. Per accattivarsi facili simpatie nella pubblica opinione i sindacati attribuiscono agli imprenditori del marmo fatti che semplicemente non esistono: nessuno dei temi con i quali ci stiamo confrontando per il rinnovo dell’integrativo riguarda la sicurezza del lavoro o le quantità estratte (che da venti anni a questa parte sono diminuite del 20%). Sostenere che i premi di risultato, che sono la ragione primaria dei contratti integrativi, debbano essere corrisposti a tutti indipendentemente dalle dinamiche competitive è un inutile appiattimento che mortifica valori e meriti: ai nostri interlocutori sindacali abbiamo semplicemente proposto che le decisioni sui premi siano prese dalle singole aziende in base ai risultati effettivi. La strenua difesa di premi uguali per tutti a prescindere dalle effettive possibilità delle imprese è semplicemente anacronistica». «Al di là della contesa specifica sui premi, in questi giorni stiamo prendendo decisioni sul futuro del settore lapideo - si chiude la nota - ed è bene che il confronto sia fatto con toni pacati e che tutti siamo consapevoli delle conseguenze delle nostre decisioni». —



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