Il Tirreno

amianto, il verdetto dopo 12 anni 

Sentenza in ritardo, lo Stato risarcisce otto operai ex Pignone

Libero Dolce
Sentenza in ritardo, lo Stato risarcisce otto operai ex Pignone

Chiesero senza ottenerlo il danno da paura, ma il processo durò troppo. La corte d’appello si corregge su un altro caso

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Avevano chiesto il “danno da paura” al Nuovo Pignone, per avere vissuto nella paura di ammalarsi: la domanda, tra le polemiche, era stata respinta ma lo Stato dovrà comunque rimborsarli. La sentenza è arrivata troppo tardi rispetto alla durata del processo e ciascuno di loro riceverà 3200 euro.

Si chiude con una parziale soddisfazione economica il caso giudiziario di otto ex operai del Nuovo Pignone. Dopo il rifiuto a concedere il danno esistenziale, o da paura che dir si voglia, la loro avvocata, Nicoletta Cervia, ha optato per una strada parallela. Il processo infatti si era aperto molti anni prima e la conclusione nello scorso novembre aveva trascinato oltre il limite corretto il processo. Così l’avvocata, appellandosi alla legge Pinto ha ottenuto un risarcimento. Questa legge, che risale al 2001, riconosce a coloro che hanno dovuto affrontare un processo di durata irragionevole la possibilità di richiedere un’equa riparazione. I primi giudizi infatti risalgono al 2005. Dodici anni per la conclusione.

Peraltro la legge Pinto negli anni è stata ritoccata, o riformata come si ama dire in politica, più di una volta. Una volta infatti la cifra di risarcimento per ogni anno di ritardo calcolato era di mille euro. Piuttosto caro, deve aver pensato qualcuno. Così si è passati all’attuale forbice, dai 400 a un massimo di 800 euro l’anno, a seconda dei casi.

E non è l’unica sentenza che riguarda il mondo del Nuovo Pignone. C’è un altro caso, finito anche questo in Cassazione, che ha visto la corte d’appello di Genova costretta a rivedere una sua setnenza.

Si tratta del caso di un opraio, ammalatosi di asbestosi, una malattia correlata all’amianto. Si era stabilito infatti che l’uomo, elettricista, doveva ricevere i due terzi del risarcimento dal Nuovo Pignone, doveva aveva lavorato dal 1960 al 1986, Mentre un terzo, che non avrebbe ricevuto, era computato ai cantieri di La Spezia, dove lavorò dal 1949 al 1960.

La Cassazione ha però accolto la tesi di Cervia, perché tra l’altro, l’esposizione da amianto a La Spezia non era mai stata misurata o provata. Adesso, con la nuova sentenza della corte d’appello genovese in differente composizione, l’intera quota del risarcimento dovrà essere pagata dal Nuovo Pignone. —
 

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