Il Tirreno

«Controlli più precisi sul forno crematorio»

di David Chiappuella
«Controlli più precisi sul forno crematorio»

Il Comitato tutela salute, fondato dai residenti della zona, torna all’attacco «Chiediamo all’amministrazione di istallare una centralina multiparametrica»

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CARRARA. Dopo la nota pubblicata sul sito dell’Arpat, da cui risulta che le emissioni rilasciate dal forno crematorio di Turigliano rispettano i limiti fissati dall’atto autorizzativo, il Comitato tutela salute, fondato da alcuni abitanti nella zona adiacente all’impianto, torna a far sentire la propria voce, per richiedere controlli più precisi. «I dati dell’Arpat -affermano gli esponenti del Comitato- si basano principalmente su parametri di volumetria, ma quelle emesse dal forno crematorio sono sostanze nocive che tendono ad accumularsi e richiedono molti anni per essere abbattute. Per questo motivo, oltre a misurare quanta diossina è presente nei fumi del camino, sarebbe importante monitorare anche la quantità che giornalmente si deposita al suolo. Stando così le cose, troviamo grave che qualche esponente politico, parlando del tutto a sproposito, abbia potuto sostenere che le emissioni di un impianto di cremazione sarebbero uguali a quelle di una caldaia. Questo conferma che da parte del mondo polito l’approccio culturale a certi problemi resta assolutamente inadeguato, con poco o nessun interesse per l’ambiente e la salute e l’occhio puntato solo sull’aspetto economico».

Il Comitato, inoltre, torna a chiedere all’amministrazione comunale di istallare una centralina multiparametrica esterna al forno crematorio ed indipendente da esso, con dati aggiornati sui risultati delle analisi relative alle emissioni accessibili anche ai cittadini, grazie ad un link presente nella home page del sito del Comune. Quella della trasparenza è un’esigenza molto sentita dal Comitato, che chiede al Comune anche di rendere noto il numero di cremazioni effettuate ogni mese e quante di esse riguardano i residenti carraresi. In merito a quest’ultimo punto, gli esponenti del Comitato tornano a chiedere che l’uso dell’impianto venga riservato ai soli cittadini e che le cremazioni non superino mai il numero di 1000 all’anno. «Noi -precisano dal Comitato- non siamo mai stati contrari al forno crematorio, ma vogliamo che esso accetti solo defunti residenti a Carrara, secondo quanto stabilito dallo stesso Comune con la delibera di giunta n. 362 del 10 luglio 2015. Per fare in modo che essa venga applicata, abbiamo presentato ricorso al Tar, chiedendo che l’impianto di cremazione, per precauzione, fosse bloccato fino al momento della sentenza. Il Tar ci ha negato questa possibilità, ma non si è ancora espresso sul motivo principale del ricorso, che riguarda un parere di legittimità amministrativa». Contro il Comitato tutela salute, intanto, si è costituita in giudizio non solo Apuafarma, la partecipata che gestisce il forno crematorio di Turigliano, ma anche il Comune e la Regione.

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