Il Tirreno

La quinta volta di Benedetti in consiglio, l'ex fascista che non rinnega

di Libero Red Dolce
La quinta volta di Benedetti in consiglio, l'ex fascista che non rinnega

Il veterano della destra torna tra i banchi a Massa, stavolta da vittorioso. "Vinco con il mio peggior risultato di sempre, il vento è cambiato"

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MASSA. Cinque legislature consecutive, da solo, o quasi. A destra. Ostinatamente a rappresentare l’anomalia nella rossa Massa, a difendere la sconfitta per tramutarla, chissà un giorno, in vittoria. A resistere, in attesa di tempi migliori.

“Resistere”, quasi una parolaccia per lui che viene dritto dritto dalla cultura nera italiana. Stefano Benedetti viene da Avanguardia nazionale, transita nell’Msi, poi l’An di Fini. Se ne va quando il delfino di Almirante sceglie la “destra europea” e segue Storace nella Destra. E poi l’approdo in Forza Italia.

Piedi, testa, storia e corpaccione ben piantati nel fascismo. Che però, dice adesso, è il passato. Che non rinnega. «Ma che non mi riguarda più, sono anni di gioventù. Alla svolta del 1994 con Fini io c’ero. Convinto». E se gli dicono fascista oggi? «Non mi offendo, perché non lo sono».

E in consiglio, da vincitore, ci va quando la destra è in mutazione genetica. La Lega ha trovato un’altra chiave, divora rivali e compagni di viaggio a destra e a manca. Le parole d’ordine sono quelle di sempre - sicurezza, ordine, no agli stranieri - cantati con una nuova voce. Al passo coi tempi, che si pretende «pragmatica». Arriva in consiglio con un bagaglio di 21 anni di esperienza, quinto mandato consecutivo. Gli 8 leghisti, per dire, sono tutti al primo.

Provocatore e comunicatore, spesso naif, per vocazione. I giornali lo conoscono bene: Benedetti è capace di produrre decine di interrogazioni, denunce e foto reportage di spazzatura ogni giorno. E il suo elettorato premia anche questa super esposizione. Anche domenica è risultato il primo a destra. «C’è stata una svolta, io rimango il primo ma ci sono tanti nuovi. Negli anni della “Destra” di Storace mi candidai a sindaco e presi più di 4mila voti. Ora, vinco, con il mio peggior risultato. Sono felice, vuol dire che il vento è cambiato e siamo tutti più forti».

Picchiatore lo è anche stato. «Erano anni di militanza, si andava anche a Livorno, c’era Altiero Mattioli. Ovunque ci aspettavano e ci menavano, ne abbiamo prese tante». E tante date.

Di lavoro fa l’agente di commercio, vende prodotti per l’edilizia. Anche armi. E gira sempre con uno spray al peperoncino in tasca. «È il metodo migliore, colpisce senza fare nulla». Ritratto dell’ex fascista ai giorni nostri: niente manganello, ora spruzzacchia. «Armi con me? Non ne ho più. Avevo una pistola smontata in cassaforte ma l’ho rottamata dopo un’aggressione». Gli italiani però li vuole armati, i rom fuori dai confini, i venditori abusivi a casa loro.

Lo scrittore Marco Rovelli lo pizzica su Facebook, lo richiama alla sua storia. Ricorda il legame, il più brutto, con Piero Carmassi, l’uomo che guidò Avanguardia Nazionale a Massa. «Era un esponente importante del movimento fascista a livello nazionale, girò il mondo in compagnia di Stefano Delle Chiaie. Nel novembre 1975, la coppia nera incontrò a Madrid il generale Pinochet. In quell'incontro, secondo alcune fonti, parlarono anche dell'attentato fatto a Roma al democristiano cileno Leighton, attentato – cui Leighton scampò - commissionato dai macellai della Dina, la polizia segreta di Pinochet».

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