Il Tirreno

IL COMMENTO

Storico trionfo del centrodestra a Massa

di Massimo Braglia
Storico trionfo del centrodestra a Massa

La coalizione guidata dall'avvocato Francesco Persiani, a trazione Lega, batte nettamente un centrosinistra in crisi

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MASSA. Dopo 70 anni, Massa non sarà più governata da centro o centrosinistra. È davvero un risultato storico quello che porta la coalizione di centrodestra a conquistare il capoluogo apuano. Uno scarto ampio: 56,62% a 43,38%, rispetto al primo turno Persiani guadagna quasi 8mila voti, Volpi poco più di 1.700. Una vittoria di Francesco Persiani e della Lega, partito di riferimento e leader nel prossimo consiglio comunale, o una sconfitta di Alessandro Volpi e del Pd? Un po’ tutte e due le cose.

L’avvocato Persiani ha saputo giovarsi al meglio di una coalizione unita per la prima volta dopo più di vent’anni, ha sfruttato il vento di Salvini e, grazie al mix fondamentale di bravura e fortuna indispensabili in ogni impresa, ha avuto il timing giusto tra appannamento dei 5 Stelle - dovuto anche al mal di pancia di una parte dei militanti per il governo gialloverde - e decollo della Lega.

Il primo risultato fondamentale è stato quello di arrivare al ballottaggio e in questi casi, come la storia insegna, il sindaco in carica ha sempre il compito più difficile.Volpi, da sindaco, ha fatto il possibile e forse qualcosa di più con il regolamento urbanistico, ha tenuto i conti sotto controllo, ha conquistato importanti finanziamenti e ha messo le basi per accedere a ulteriori linee di fondi strutturali. Ha difeso a spada tratta un carrozzone come Gaia, e questo è stato un errore. Ma soprattutto non ha saputo infiammare il popolo del centrosinistra, che dopo i tracolli renziani aveva bisogno di una figura più trascinante. E ha pagato l’irritante balletto delle primarie sì primarie no, concluso con la più classica delle vittorie di Pirro, e cioè la clausola del riconoscimento del buon lavoro della sua amministrazione.

Magra soddisfazione: il risultato è stato quello di evitare il confronto diretto con Sergio Menchini alle primarie, un boomerang. Meglio rischiare di perdere alle primarie con Menchini che non il tracollo al ballottaggio con Persiani, avrebbe detto Lapalisse.Ma sarebbe ingeneroso attribuire a Volpi responsabilità che certamente in parte sono state sue, come quelle delle primarie, ma anche e soprattutto di un Pd in confusione. Sia detto con il massimo rispetto, ma insomma, aver scelto come segretario comunale un giovane esordiente, in una fase politica come questa, ha avuto tutto il sapore di aver individuato un capro espiatorio preventivo.La pietra tombale sull’esito del voto per il centrosinistra è stata probabilmente la mossa della disperazione, quella di tentare una innaturale alleanza in extremis con gli arancioni. Non ha funzionato e non poteva funzionare, dopo cinque anni di scontri: il centrodestra, nelle sue analisi, raramente ha attaccato nel merito e nel metodo l’amministrazione Volpi quanto gli arancioni.Ma l’errore vero del centrosinistra è stato nel non capire il segno dei tempi. Il segno dei tempi era che anche una città medaglia d’oro della Resistenza, una città martire del nazifascismo, aveva bisogno di un approccio diverso da parte dei governanti. Una giunta che doveva essere più vicina ai bisogni della gente e meno alle logiche dei carrozzoni. Il centrosinistra viene visto come il promotore di Gaia, Cermec, Ato, Consorzi di bonifica, e delle fusioni e degli accorpamenti nella sanità, con lo strascico delle maxi liste d’attesa.Certo, ci sta che l’effetto Lega avrebbe travolto anche un centrosinistra più concreto, più attento alle istanze dei cittadini. Alla fine, è stata soprattutto una guerra tra poveri: le fasce più deboli della popolazione, tradizionale roccaforte della sinistra, si sono sentite trascurate.

Una sensazione che probabilmente non corrisponde in pieno alla realtà, ma su (percezione della) sicurezza e politiche dell’immigrazione, il centrosinistra a trazione renziana e post renziana ha lasciato un’autostrada aperta che il caterpillar Salvini ha colto al volo. E nel segno dei tempi, anche i 5 Stelle qui a Massa hanno dovuto farsi da parte.Oggi, giugno 2018, il voto ha detto che Massa è di centrodestra. Conta poco che a votare sia andato poco più di un massese su due. Gli assenti hanno affidato il loro futuro agli altri. E gli altri hanno incoronato Francesco Persiani. Il nuovo sindaco avrà dalla sua una maggioranza a forte connotazione leghista (8 consiglieri) e personale (sei i consiglieri della lista nominativa).

Menchini che ruolo avrà? Qualcuno dice che siederà in giunta. Vedremo.Una cosa è certa, dopo Carrara, il centrosinistra ha perso un’altra storica roccaforte. E anche la leadership provinciale è andata: ormai il centrosinistra come comuni importanti ha solo Montignoso, Aulla e Fivizzano; Massa, Pontremoli e Villafranca sono al centrodestra, Carrara ai 5 Stelle. Sono le macerie del renzismo. Mal gliene incolse a Volpi la decisione di passare al Pd; cercò di salvarsi in corner dal renzismo, diventando orlandiano. Altro errore di valutazione, pagato a caro prezzo nell’urna.

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