Toscana
Centrosinistra ko tra pianti, liti, accuse e voglia di riscatto
Volpi non commenta e fa gli auguri al nuovo sindaco Nardi: dobbiamo riflettere senza farci più del male
MASSA. Un centinaio di metri tra il comitato di Alessandro Volpi e l’atrio del Comune. Cento metri e meno di un minuto per percorrerli. Un mondo di mezzo. Due universi paralleli: il centro sinistra e il centrodestra. Chi perde e chi vince, chi, dopo 70 anni, consegna la città e chi, per la prima volta, se la prende al grido “Persiani sei uno di noi”. Il giubilo, i salti, le urla di chi ha il vento in poppa e naviga. Il silenzio assordante di chi è finito nella risacca e vede le vele ferme. Alessandro Volpi non si fa vedere e non parla: non alza il telefono, non risponde. Non ai giornalisti, non agli amici. Si limita ad una dichiarazione secca e di rito. Via messaggio: «Faccio gli auguri di buon lavoro al sindaco».
La sconfitta in casa Volpi arriva ben prima dello scrutinio: in via Cavour, al comitato di Alessandro Volpi, di sorrisi non se ne vedono. Patrizia Fazzi, supporter di Volpi dai tempi della Comasca, si è messa al lavoro con uova e farina, ma i suoi dolci nessuno li mangia. Manca la voglia di festeggiare. Bastano due sezioni per capire che Massa è persa, che il vento leghista tira forte anche all’ombra della Apuane. Il vento di destra e gli errori della sinistra. Per vederli, metterli in fila è ancora presto, ma che gli errori ci siano e pesino lo sanno tutti. Lo sa anche Gianni Lorenzetti, sindaco di Montignoso, presidente della Provinci, ultimo baluardo del Pd sulla costa: «I numeri sono lì, crudi e i numeri parlano chiaro. Si capiva come sarebbe andata dall’inizio della campagna elettorale. Non ne abbiamo azzeccata una». E in mente lui ha una cosa ben precisa che sia chiama “primarie: «Il vulnus è stato quello. È stato - esplicita - delegittimare un sindaco uscente con le primarie. Le hanno spacciate per un’operazione straordinaria. Vedo: non si può dire che chi ha amministrato la città lo ha fatto male, poi stare tutti insieme come se nulla fosse». Tutti insieme: con gli Arancioni, con chi, prima, ha sostenuto i movimenti No Aru contro Volpi poi per lui ha fatto campagna elettorale. Avversari divenuti alleati sotto l’ombra dei gazebi della primarie.
Errori che ora pesano e che si evidenziano nelle dita puntate dell’uno contro l’altro perché quando la sconfitta prende i contorni della disfatta, quando è confermato che il Pd e il centrosinistra perdono le enclave di Mirteto, Ricortola, e Quercioli partono i j’accuse. E si delineano le anime: quelli dentro il Pd, quelli che dal Pd sono rimasti fuori, quelli che ce l’hanno fatta ad entrare in consiglio, quelli che invece sono rimasti fuori. J’accuse e lacrime: arrabbiate quelle di Sabrina Bertelloni, deluse quelle di Elena Mosti, silenziose e tristi quelle di Patrizia Fazzi. La rabbia è nelle parole secche dell’ex assessore Giovanni Ritili: «Noi abbiamo apparecchiato, loro mangiano».
Il Pd le considerazioni non le fa, non ancora. Luca Perinelli, il segretario che ha lottato con le unghie e con i denti per le primarie e un centrosinistra unito parla di «vento che travolge anche Massa. È un voto che fa male, verranno tutte le considerazioni, ora prendiamo atto della volontà degli elettori».
L’analisi è prematura, l’onorevole Martina Nardi preferisce rimandarla: «Rispetto gli elettori e faccio gli auguri al vincitore. Penso tante cose, ma esprimersi ora è prematuro. Dovremo riflettere al nostro interno. Ora sull’aspetto politico prevale quello emotivo; dobbiamo fare un’opposizione seria noi che la città l’abbiamo governata e la conosciamo. Presto convocheremo tutte le liste che hanno sostenuto Volpi per un’opposizione compatta. Ragioneremo sugli errori, evidentemente ce ne sono, lo faremo senza farci troppo male, senza attribuirci colpe l’un l’altro. Il Pd di male se n’è già fatto tanto». Un appello all’unità perchè da oggi parte una nuova sfida: stare all’opposizione. E starci bene.
Magari con l’ottimismo di Giuseppe Ianni:«Noialtri de sinistra an se more mai».
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