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Elezioni a Massa, la sfida incertissima tra Volpi e Persiani

Elezioni a Massa, la sfida incertissima tra Volpi e Persiani

L’incognita dell’astensione e delle scelte degli altri partiti. Si vota fino alle 23

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MASSA. Nelle due settimane che ci dividono dal primo turno, a parte gli apparentamenti tra liste, ogni altro tipo di smottamento elettorale, cambio di linea e conseguenti accuse di tradimento ha avuto luogo. E ora che da dieci candidati la scelta si è ridotti a soli due, la geografia politica si è chiaramente polarizzata. Con salti (momentanei?) da destra a sinistra. E viceversa.

Insomma un quadro di forte incertezza che si è ulteriormente complicato. Le scelte si sono ridotte, certo, ma dagli spostamenti politici non è affatto automatico dedurre i movimenti degli elettori. Più di ogni dichiarazione di voto saranno quei due movimenti di polso nel segreto dell’urna a fare la differenza.

Il pacchetto che è sembrato più conteso e appetibile, almeno in ottica apparentamenti, è stato quello di Sergio Menchini. Candidatura nata in periodo primarie in aperta contrapposizione a quella di Alessandro Volpi, dopo la scelta di non partecipare alla competizione interna del centrosinistra, Menchini ha consolidato il suo profilo di rivale del sindaco uscente. Anche se dopo il primo turno i contatti sono stati ambo i lati.

Alla fine, la coalizione d’ispirazione civica, con pallide tinte di centrosinistra, si è spaccata. Il grosso ha seguito il candidato Menchini nel sostegno a Francesco Persiani. O meglio, per usare le parole dell’avvocato, di scegliere «la discontinuità». Con lui ad esempio è andato un campione di preferenze e consigliere uscente come Giancarlo Casotti, uno degli uomini simbolo del Psi locale. “Ascoltare per fare”, la lista dov’era candidato, ha trovato però altre declinazioni e su indicazioni anche dei vertici nazionali del Psi ha scelto l’appoggio a Volpi.

Persino più rumoroso il passo fatto da Stefano Caruso. Prima candidato autonomo, poi al fianco di Menchini come vice sindaco in pectore. Nonostante una genealogia a destra, dopo l’esito delle elezioni (piuttosto negativo per la sua “Obiettivo Massa”) ha scelto di appoggiare Volpi. E molti dei suoi, con defezioni, lo hanno seguito.

Ci sono anche i voti dei 5 Stelle. La candidata sconfitta Luana Mencarelli ha provato a metterli a riparo dalle mire dei contendenti. Niente apparentamenti, niente dichiarazioni di voto. «Non controlliamo pacchetti di voti», ha detto. C’è chi li vuole vicini a sensibilità di sinistra, per il tipo di battaglie e la provenienza politica di alcuni. Ai vertici, vedi il deputato Riccardo Ricciardi, celano ogni appoggio esplicito dietro alla pragmatica d’ordinanza del civismo: andrà alle urne, dice, «con molta amarezza, ma sapendo che come cittadino, oltretutto parlamentare, ho il dovere di votare».

Visti gli scenari nazionali c’è chi si aspetta invece una convergenza con gli alleati di governo leghisti. Una bella contesa. Insieme, gli elettori di Menchini e quelli di Mencarelli, sono quasi 10mila voti. Per i contentendeti anche convincerne la metà sarebbe un successo.

Solo due candidati, Pierpaolo Bertilorenzi e Francesco Persiani, hanno espresso una preferenza diretta. Traiettoria a destra, verso Persiani. In tutto 700 elettori, comunque da convincere. I travasi non esistono.

La sinistra radicale, Potere al Popolo di Nicola Cavazzuti in testam ha continuato per la sua strada: all’opposizione. Alla ricerca di alternativa e maggiori fortune alle urne. Sommando i comunisti di Marco Bondielli e i civici di Andrea Biagioni sono 1600 votanti. Volpi spera di raccoglierne almeno una parte.

Sfida nella sfida tra i due partiti motore della competizione: Pd e Lega. Al primo turno I dem hanno chiuso con duemila voti in più dei leghisti. In piazza, complice il ministro Salvini, la Lega ha mostrato più vitalità e numeri. Si vedrà.

In ogni caso i due candidati partono da una differenza di duemila a favore di Volpi: 11.942 voti contro 9.916. Il senso comune e l’esperienza vogliono che la partita ai ballottaggi è sempre da giocare con i contatori azzerati. Il passato non rassicura il sindaco-professore di storia Volpi. Il precedente, che ormai data dieci anni, è quello tra Mario Pucci e Fabrizio Neri. Pucci, che poi vinse, partiva sotto al primo turno. Con una differenza di 5mila voti. Al ballottaggio concluse con tremila in più. Almeno per oggi, sarà l’avvocato Persiani a guardare la storia con un certo favore.

Libero Red Dolce
 

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