Proteste
In duemila acclamano Salvini
Piazza Betti per il vicepremier leghista che lancia Persiani: «Migliore risposta alla sinistra rosicona»
MASSA. Romba, applaude, consuma il fiato a ogni «prima gli italiani» e lo ritrova per urlare «ruspe, ruspe»: la piazza di Salvini a Marina è un trionfo leghista. Fosse solo sui numeri, il confronto con la piazza pro Volpi del giorno prima sarebbe impietoso: rapporto di uno a otto. Sono quasi duemila. Ma c’è di più, c’è l’energia di chi in piedi sulla tavola mentre doma l’onda.
Qualche grado meno dei 30 trovati da Gentiloni, ma il clima lo riscaldano i supporter. Salvini ritarda e al microfono c’è la staffetta di leader locali, regionali e nazionali. I cuori si accendono per tutti: per Andrea Cella, segretario provinciale, che sfida la sinistra «voglio vedere se dicono che questa piazza qui è taroccata» e dileggia gli avversari «non sanno fare nemmeno i manifesti, hanno scritto “Turimso”». E poi per Guido Mottini, tra i più vicini a Francesco Persiani, che prende gli applausi più convinti proprio su uno strafalcione: «Non hanno fatto niente per le bonifiche e qui c’è il tasso più alto di tumorità». Dice così: “tumorità”. Il punto però è il messaggio, e quello i suoi lo hanno capito. Forte e chiaro.
Sfilano anche i big: il senatore Manuel Vescovi, il sottosegretario agli esteri Guglielmo Picchi, la deputata Deborah Bergamini di Forza Italia, il capogruppo azzurro Stefano Benedetti. È l’inno all’unità e il centrodestra lo vuole cantare. E mostrare con orgoglio.
«È arrivato, ecco Matteo Salvini». Un sussulto della folla, come per un ordine tutti fanno un passo avanti verso il palco. Un boato. «Matteo!».
Salvini sale sul palco e sorride. Di fronte ha una piazza che può significare vittoria a Massa e lo sa. E infatti ostenta serenità. «Questa piazza è la migliore risposta ai rosiconi di sinistra». Tre secondi per dirlo e un applauso di dieci. «Sei un grande», gli urlano. Risposta facile: «Sono solo un italiano normale che vuole fare cose normali. Voglio tornare a controllare i nostri confini e la sinistra si stupisce». Difficile che parli per più di dieci secondi senza che parta un applauso.
Si dice che il vicepremier sia sempre in campagna elettorale. L’uomo in realtà ha cambiato il confine tra cosa lo è e cosa non lo è. E allo spazio senza slogan rimane poco. Tocca tutti i suoi temi infatti. Sicurezza, polizia, migranti. «Allontaneremo i venditori abusivi, che fanno concorrenza sleale agli artigiani italiani». E ancora: «Sono andato a Genova a trovare due ragazzi della polizia, uno accoltellato e l'altro indagato perché ha sparato per difendere il collega. Guai a chi tocca le forze dell'ordine». Un riferimento a una polemica locale: «Ho visto che il Comune di Massa ha gi fatto le prove sul suo sito per far vincere la sinistra. Possono vincere solo al fantacalci». La piazza lo ricambia restituendogli il suo slogan preferito: «Ruspa, ruspa». Lui allarga la smorfia dura in un sorriso: «Attenzione che ci arrestano tutti: sarei il primo ministro italiano dell'Interno ad essere arrestato».
È una piazza interclassista, avrebbero detto una volta gli analisti di sinistra. A trazione popolare, tanti i disoccupati, i commercianti, le famiglie con i bambini. Poco ceto politico. È la differenza più evidente con la piazza di Gentiloni di ieri. La sinistra ha da sperare che l’antica sentenza di Nenni- «piazze piene, urne vuote» - ora colpisca gli avversari. La destra solo che la sinistra abbia torto. Salvini direbbe: «Come sempre».
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