Il Tirreno

Ecco le Zone franche urbane: tanto a pochi, poco a tanti

di Libero Red Dolce
Ecco le Zone franche urbane: tanto a pochi, poco a tanti

Contributo a pioggia per 1400 imprese, arrivano gli elenchi dal ministero. Solo tre le aziende che avranno più di 100mila euro. Per gli altri molto meno

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CARRARA. Arrivano gli sgravi fiscali con le cosiddetta Zone franche urbane (Zfu)e il bacino d’imprese è molto ampio: 1400 tra Massa e Carrara. E dunque tanti micro aiuti e pochi sgravi corposi. Molte imprese avranno sgravi piuttosto ridotti, sotto i cinquemila euro, ma solo un pugno tra queste supereranno i 50mila.

Su 1400 imprese sono appena tre quelle che hanno ottenuto agevolazioni che superano i 100mila euro. Un’altra raggiunge i 90mila euro e poi si scende rapidamente verso i 50mila e cifre anche molto meno consistenti. Per capire il perché bisogna capire cosa sono esattamente le Zfu.

L’aiuto consiste nella concessione di sgravi fiscali su imposta sui redditi, Irap, Imu, contributi per i dipendenti. Per ottenere l’agevolazione era necessario possedere due requisiti: essere una micro o piccola impresa; avere sede all’interno del perimetro della Zfu. Le micro e piccole imprese sono quelle che hanno un fatturato entro i 10 milioni di euro: nel caso in cui l’azienda abbia partecipazioni significative in altre società, nel calcolo si è tenuto conto anche di questo. I fondi sono stati assegnati in questo modo: Il 40% del totale (pari a 3.465.723 euro) ripartito in parti uguali tra tutte le imprese che faranno domanda. Una quota paritetica che è toccata a tutti, di circa 2470 euro. Il 60% del totale (pari a 5.198.585 euro) è stato ripartito in proporzione al loro reddito. Il sistema favorisce quelli che hanno il reddito più alto, che va distinto dal fatturato. Sono le tasse che uno paga, la differenza tra costi e ricavi della produzione.

Tra chi festeggia c’è la deputata Martina Nardi. «Massa-Carrara rientra nelle dieci città che potranno tirare un sospiro di sollievo. Dobbiamo essere felici per questo risultato che non era per niente scontato», sostiene la deputata.

«Sono quelli che vengono chiamati aiuti a pioggia», spiega Renato De Rosa, titolare della De Rosa Project Srl, società specializzata nella consulenza sui fondi regionali, nazionali e comunitari. «Sono pochissimi quelli che prendono di più, i milioni di euro che sono arrivati sono polverizzati in una serie di micro aiuti. Difficile dire quanto impatto abbia sull’economia,. Dipende. Qualcuno dice che non cambia la vita di un’azienda, perché chi prende cinque o anche diecimila euro non potrà fare grandi investimenti. Ma è anche vero che i soldi arrivano a molte aziende e qualche aiuto lo dà, per quanto piccolo sia».

Ci sono i sostenitori di un intervento più concentrato. Meglio dare tutto a tre, quattro aziende più importanti, per stimolare così gli investimenti. Altri pensano che sia meglio così, con soldi che arrivano a tutti. «Personalmente credo che il criterio del reddito sia anche giusto - continua De Rosa - perché in questo modo si dà di più ad aziende che hanno fatto di più. Se uno ha più reddito, solitamente, ha creato più occupazione, ha speso di più».

E racconta di un bando facile da gestire solo in apparenza. «Molti si sono fatti ingannare dalla apparente semplicità e hanno corso il rischio di cadere in trabocchetti che successivamente potrebbero essere fonte di problemi». Ecco un esempio. «Prendiamo un'impresa che abbia due sedi: una dentro e una fuori dalla Zona Franca. Come deve comportarsi? Secondo la normativa si deve scindere il reddito generato dentro la zona franca da quello generato fuori e richiedere il beneficio solo per il reddito generato all'interno, non per il totale». Potrebbe essere il caso del le cave di marmo? «Potrebbe essere un esempio pertinente. E' chiaro che in questi casi la totalità o la maggior parte del reddito viene generata al monte, quindi fuori dalla Zona Franca. Il reddito da inserire in domanda sarebbe quindi nullo o comunque marginale. Analogamente in caso di aziende con più sedi: il reddito di riferimento è solo quello generato all'interno alla Zona Franca».

Con dei rischi conseguenti.«Il bando si basa su autodichiarazioni, quindi il contributo viene assegnato. In caso però di controlli successivi il problema emergerebbe, oltre alla revoca del contributo, potrebbero esserci conseguenze più gravi se venisse riconosciuta la fattispecie della dichiarazione mendace».

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