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Processo Villa Massoni, parla la soprintendenza

Processo Villa Massoni, parla la soprintendenza

L’ente non è parte civile nel procedimento contro i Casonato per danneggiamento Un funzionario ammette: «Marco ha effettuato alcuni lavori che avevamo indicato»

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MASSA. Ennesima udienza del processo che vede alla sbarra Marco Casonato per il danneggiamento di Villa Massoni. Stavolta a parlare è stata la sovrintendenza, che in aula c’è soltanto come testimone dato che ha deciso di non costituirsi parte civile per lo stato di degrado della dimora storica. È stata la difesa, rappresentata dall’avvocato Riccardo Balatri, a incalzare Claudio Casini, all’epoca funzionario dell’ente e protagonista di almeno quattro sopralluoghi dell’immobile, e l’ingegner Tamberi. Balatri ha ottenuto quello che voleva e cioè dimostrare al giudice Alice Serra che lo stato in cui si trova la villa non è colpa del suo assistito, e che anzi Marco Casonato ha provato a seguire le indicazioni che la soprintendenza aveva dato per rimettere le cose a posto. O almeno di tentare. Casini è stato eloquente: «Da un confronto effettuato tra le fotografie allegate al vincolo del 1975, le fotografie di un sopralluogo avvenuto nel 2007, e quelle riferite alla situazione attuale, risulta che una condizione di degrado del complesso già esistesse al momento della dichiarazione del vincolo, tanto che la mia relazione riporta come “questo complesso di notevole importanza storico-artistica si presenta in uno stato di quasi totale abbandono e decadenza”. Tuttavia il degrado risulta sensibilmente progredito negli anni, sia per l’assenza, nell’arco dei quattro decenni trascorsi, di interventi rilevanti di manutenzione e di restauro, sia in conseguenza di azioni antropiche negative (vandalismi e probabili furti)». Marco e Piero (poi ucciso dal fratello) avevano ereditato la dimora nel 2007 dopo la morte del padre Giovanni. E via via avevano visto la villa finire in balia del tempo e dei vandali. Ma come detto Marco Casonato qualcosa aveva fatto, come bloccare delle infiltrazioni d’acqua che c’erano sul tetto e tagliare piante ed erbacce che infestavano il giardino. Poco rispetto a quanto sarebbe servito, ma almeno una sorta di buona volontà, secondo la difesa, si dovrebbe ravvisare. Anche perché il rischio è che l’immobile venga confiscato.

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