Il dolore
Addio a Tongiani, il sindaco comunista
Governò la città dal 1975 al 1980: espropriò i terreni per costruire le prime case popolari. Martina Nardi: uomo integerrimo
MASSA. Ha la fascia tricolore al collo, alza una gamba e valica un muro. Oltre quel muro c’è casa d’altri, c’è la proprietà privata. Un gesto che è simbolo: Silvio Tongiani è il sindaco e quel terreno vuole espropriarlo. Lì vuole costruire. Case popolari. L’opposizione è fortissima, ma lui non demorde e quel gesto diventa scelta: nei terreni espropriati nasce il quartiere di Camponelli, edilizia popolare e servizi. «Perché lui - ricorda la figlia Mirella - di ghetti non ne voleva ed era certo che le case popolari dovessero sorgere al centro». Case tra case, per garantire integrazione e condizioni di parità e ascesa sociale. Se n’è andato Silvio Tongiani, classe 1931, segretario del Pci, primo - e unico - sindaco comunista a Massa. Al “governo” della città dal 1975 al 1980, a fine mandato ha detto addio alla vita amministrativa e ai ruoli politici: «È tornato a fare il geometra - racconta Mirella - diceva sempre che 5 anni di amministrazione erano sufficienti».
Ieri, nel giorno del voto, Silvio Tongiani ha “salutato” la vita, circondato dall’affetto della moglie Nunzia Sabato, dei suoi 4 figli (Stefania, Mirella, Elisa e Giuseppe) dei suoi 10 nipoti, suo grande orgoglio. Felice di sapere che a breve sarebbe arrivato l’undicesimo nipotino.
«Dopo lo scioglimentio del Pci - ricorda Mirella - non ha mai aderito ad alcun partito e ci ha sempre tenuto a definirsi comunista».
Domani, a ricordo del sindaco Silvio Tongiani, in Comune sarà allestita la camera ardente, «senza alcuna commemorazione ufficiale perché così - spiega la figlia - lui voleva che fosse», poi la salma sarà accompagnata al cimitero. Silvio Tongiani, un sindaco integerrimo - lo definisce l’onorevole Martina Nardi: «Lo ricordo con grande stima e affetto, sindaco integerrimo, sindaco del popolo, un amico, un compagno, una personalità politica come ce ne sono state poche. Lo ricorderemo tutti perché fu il sindaco che saltò i muri, quando si trattò di espropriare i terreni dei privati per costruire le prime case popolari.
Lui aveva - ricorda l’onorevole - questo obiettivo principale: dare la casa alla gente e ci riuscì. Lo ricordo anche dai racconti che di lui facevano i compagni come un uomo ricco di affetti famigliari e politici. Temuto forse un po’ per il suo essere integerrimo. Dava del lei a tutti, amici, sconosciuti, compagni e manteneva sempre le distanze. Ma era un grande uomo e fu un grande sindaco. Oggi - conclude l’onorevole Nardi - mi stringo accanto alla sua bella famiglia, che ha arricchito la sua vita e impreziosito il suo percorso politico, rendendolo davvero il sindaco del popolo».
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