Finanza
«Il marchio sia unico»
Figaia: deve essere legato anche alla lavorazione in loco
CARRARA. «Sembra prendere finalmente quota la volontà decisionale per addivenire alla individuazione di un protocollo operativo per la realizzazione di un marchio del marmo di Carrara. Già nel passato - osserva Andrea Figaia in una nota congiunta Cisl e Filca Cisl - si provò ad organizzare qualcosa di analogo, ma il tutto fallì, per divisioni e differenze di vedute: chi ha partecipato al distretto lapideo, alla Imm qualche anno fa, ricorderà cosa accadde. Sarebbe quindi inutile polemizzare verso coloro che frenarono l'iniziativa». E aggiunge: «Noi condividiamo l'idea ma ad una condizione: il marchio del marmo di Carrara, con logica di distretto, deve essere unico e deve permettere di escavare e di lavorare il marmo in loco. Infatti il mono marchio del marmo permetterebbe di sviluppare la lavorazione del marmo in loco che negli ultimi anni sempre piu si è persa e si sta perdendo. oltretutto la produzione in forte aumento della ceramica di finto marmo - marmorizzata inganna l'acquirente finale ed il marchio potrebbe togliere dall'equivoco gli ignari acquirenti. Con tutto il rispetto insomma sì a Carrara e no a Sassuolo. Differenziare il marchio in marchi diversi legandoli alla sola escavazione e non anche alla lavorazione, premia coloro che esportano il blocco, lo fanno lavorare altrove, lo reimportano e poi lo vendono lavorato nei nostri mercati. Oltre al danno anche la beffa».
E aggiunge: «Non siamo stati chiamati ad esprimere la nostra opinione e lo faremo se accadrà, ma, di sicuro, vigileremo per evitare che ancora una volta prevalgano coloro che hanno il solo interesse di estrarre e vendere in altri continenti. Sembra però anche utile e necessario evidenziare come, ad un anno abbondante dall'insediamento della nuova amministrazione carrarese, in materia di marmo, poco si dica e poco si sappia. Il nuovo benedetto regolamento, per esempio, cavallo di battaglia che fu, verrà finalmente portato in consiglio comunale per la discussione, oppure, dopo le consultazioni con le parti sociali effettuate alla fine dello scorso anno, tutto tace e tutto tacerà? L'argomento ci pare importante, diciamo macro, sia in termini politici sia per quanto riguarda l'impatto economico, finanziario ma anche ambientale e riguardante il lavoro nel settore. Non dimentichiamo che Carrara, da sola, significa quasi il 90% del business marmo nel distretto. Certo è che a seguito della approvazione della legge regionale 35 e del suo piano paesaggistico, l'annullamento, diciamo in linea generale da parte della corte costituzionale, dell'articolo riguardante la vicenda dei cosiddetti beni estimati, e poi successivamente i ricorsi da parte delle imprese in sede ordinaria, delineano una stagione di deregulation: in questo contesto dove tutto dovrebbe cambiare, ma poco giuridicamente accade, la escavazione torna a farla da padrone, ed il suo impatto, sia ambientale che purtroppo anche in vite umane, sta pretendendo e sempre piu il suo prezzo. Nel silenzio più assordante», conclude.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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