Attenzione
Frana Lavacchio, chieste 4 condanne
Il super perito punta il dito contro i tecnici della Provincia. Ma le difese contestano le sue conclusioni. Sentenza il 10 luglio
MASSA. La procura generale di Genova ha chiesto la condanna, con una pena di cinque anni ciascuno, per il capo settore dei Lavori pubblici della Provincia Giuliano Arrighi, il responsabile del servizio strade dello stesso ente Mauro Alberti, il capo cantoniere Libero Ballerini (che aveva il compito di verificare lo stato delle strade) e per il libero professionista che ha certificato i lavori di messa in sicurezza, Antonio Cirillo. Il pg ha invece chiesto alla corte di appello di Genova di assolvere il responsabile del servizio di costa Nicola Rossetti e il titolare della ditta che ha eseguito i lavori di regimentazione Paolo Busticchi. L’accusa è di duplice omicidio e disastro colposo. Prescritto invece il reato di falso. Il processo è quello della frana di Lavacchio, che nella notte tra il 31 ottobre e il primo novembre del 2010 si portò via le vite di Nara Ricci, insegnante poco più che quarantenne, e del figlio di due anni Mattia. Salvo per miracolo il marito della donna (e padre del piccino) Antonio Guadagnucci, che al momento dello smottamento si trovava in bagno. E la figlia maggiore Michela, uscita per trascorrere la festa di Halloween con i compagni di scuola.
Non c’è stata la sentenza perché è stato deciso di rinviare tutto al 10 luglio, per ascoltare le arringhe delle difese e delle parti civili. Ieri mattina l’udienza è stata lunga e movimentata, come era logico aspettarsi dopo che il geologo Alfonso Bellini, nominato perito del tribunale dal collegio che dovrà pronunciare la sentenza di secondo grado, ha presentato alle controparti le sue conclusioni finali. Che ha ribadito in aula rintuzzando gli attacchi dei legali degli imputati, che avevano chiesto ai giudici di non acquisire la relazione. Obiezione respinta senza nemmeno fare troppa camera di consiglio. Bellini è stato a Lavacchio, ha lavorato sullo stato attuale della zona dove si è staccata la montagna, che ha travolto e soffocato mamma e figlio, e sulle conclusioni del collega (il geologo Giovanni Gabriele) che aveva detto che quella tragedia non fu colpa di nessuno bensì di un evento temporalesco straordinario che si sarebbe ripetuto duecento anni dopo quel maledetto 31 ottobre. Per Bellini invece fu evento importante ma non straordinario. E quella frana è l’effetto di una serie di concause (tra le quali anche la pioggia caduta su Massa in quell’autunno) ma soprattutto dei lavori di regimentazione delle acque non eseguiti alla perfezione. Non per colpa della ditta (infatti il procuratore generale ha chiesto l’assoluzione del titolare) ma del progetto. Il geologo è andato oltre, spiegando che se si fossero fatti i controlli ci si sarebbe accorti prima che quel costone stava venendo giù. Insomma, una serie di negligenze che vanno attribuite alla Provincia di Massa Carrara (o meglio ai tre dipendenti che si trovano alla sbarra) e al professionista che ha certificato quell’opera che l’esperto ha bocciato senza se e senza ma. (d.d.)
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