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Alluvione di Aulla Il processo riparte, obiettivo fare presto
Il reato di omicidio colposo si prescrive a inizio 2019 Ma dovranno essere risentiti i testimoni e i consulenti
MASSA. Torna in aula il processo sull’alluvione di Aulla. Una catastrofe datata 25 ottobre del 2011, nonostante questo ancora non solo non c’è stata neppure la sentenza di primo grado ma si deve ripartire da capo. Con la prescrizione dell’omicidio colposo che incombe (più o meno all’inizio del 2019). Così il nuovo giudice Valentina Prudente ha calendarizzato le prossime udienze in modo da concludere in tempo. Come chiedono le parti civili. A perdere la vita quella maledetta sera di autunno furono Enrica Pavoletti e Claudio Pozzi; la prima, 78 anni, trascinata con la sua auto dalla piena del fiume Magra in un parcheggio di via Resistenza, il secondo, 60 anni, annegato all'interno del suo garage fra viale Lunigiana e via Resistenza.
I familiari di Enrica e Claudio vogliono giustizia. Lo hanno già ribadito in aula. Ma non sarà facile perché bisogna rifare tutto. E anche se i testi che hanno detto quello che sapevano di fatto dovranno solo confermare la deposizione fatta al giudice Giovanni Sgambati, è vero che le difese potranno fare nuove domande. Facile che ciò avvenga soprattutto quando toccherà nuovamente ai tre consulenti, visto che la loro ricostruzione è stata contestata più volte dai legali degli imputati nel primo round. Sette le udienze fissate dal giudice: due a luglio m(si parte il 7), due a ottobre e due a novembre. Un’altra verrà inserita prima della fine dell’anno. Ma i testi dell’accusa (ieri rappresentata dal pm Debora Bracco) che saranno riconvocati tra un mese sono sedici, poi ci sono i tre periti (la prima volta ci sono volute tre sedute per completare la loro esposizione) e i testi delle parti civili (una trentina, compresi i congiunti più stretti di Pavoletti e Pozzi). Toccherà infine alle persone nella lista dei testi delle difese. Insomma di lavoro da fare ce n’è.
Il processo sull’alluvione di Aulla dal primo dicembre 2017 ha cominciato il suo valzer di rinvii. Perché il giudice Sgambati è stato trasferito alla corte di appello di Firenze e il Csm ha deciso di non applicarlo per terminare il lavoro che aveva svolto a Massa su questo caso. Il magistrato doveva essere sostituito da un collega: le difese nel corso del procedimento si sono opposte alla richiesta dell’accusa di dare per acquisite le testimonianze raccolte finora in aula. Ora c’è il problema del calendario. Anche con un fitto programma risulta difficile che si possa riuscire a non sforare i termini previsti per l’omicidio colposo. Diverso il caso per quanto riguarda il disastro colposo, un’altra dei reati contestati. Per questo i termini sono più lunghi, fino a 12 anni, e in quel caso si dovrebbe rientrare nei tempi previsti di svolgimento del processo. Alla sbarra ci sono i dirigenti provinciali Giovanni Menna, Gianluca Barbieri, Stefano Michela. A processo anche Lucio Barani, ex sindaco di Aulla , Roberto Simoncini, primo cittadino alla data dell’alluvione, i dirigenti del comune di Aulla Franco Testa, Giuseppe Lazzerini, Mauro Marcelli e Ivano Pepe, l’ex vicesindaco e assessore comunale aullese Gildo Bertoncini e Giovanni Chiodetti, ex assessore comunale alla protezione civile.
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