Sicurezza
Processo Corini, in aula parla la sua oncologa
VAL DI MAGRA. Processo Corini, parlano i medici.«Due giorni prima che morisse, l’avvocato Marco Valerio Corini fu visitato dal dottor Mauro Moroni che gli propose di cominciare una nuova cura a base...
VAL DI MAGRA. Processo Corini, parlano i medici.
«Due giorni prima che morisse, l’avvocato Marco Valerio Corini fu visitato dal dottor Mauro Moroni che gli propose di cominciare una nuova cura a base di un farmaco antitumorale mirato. Anche io ero d’accordo. Gli proponemmo il trattamento per stabilizzare la malattia, ritenevamo che potesse vivere ancora almeno un mese. E Corini accettò immeidatamente».
A dirlo, in aula, l’oncologa Samanta Cupini. Lei e il collega Moroni erano convinti che il noto avvocato spezzino, nonostante fosse malato di cancro, non sarebbe mai morto da lì a pochi giorni. «Pensavamo che avesse ancora da uno a tre mesi», ha detto ieri in aula il medico in servizio all’ospedale di Livorno. La sua testimonianza potrebbe risultare di un certo peso nel processo che vede Marzia Corini, 53 anni, anestesista per diverse associazioni umanitarie, accusata di aver assassinato il fratello Marco con una dose letale di un potente sedativo, per paura di essere esclusa dall’eredità. L’oncologa Cupini ha parlato più di due ore ripercorrendo dal principio la storia clinica del «paziente Corini», accennando anche ad alcuni aspetti del suo carattere, al fatto che per un certo periodo fosse stato «combattivo», salvo poi cadere in depressione quando si accorse che le speranza di guarigione erano ridotte al lumicino.
«Fu la sorella Marzia a darmi la notizia della morte, quel giorno Corini avrebbe dovuto cominciare la nuova cura, Marzia mi chiamò anche nel corso della giornata per dirmi che avrebbe cominciato la sedazione perché il fratello era stato colpito da una forte crisi respiratoria», ha spiegato Cupini rispondendo ad alcune domande del pm Luca Monteverde. Alla domanda dei difensori di Marzia, il professor Tullio Padovani e l’avvocato Anna Francini, l’oncologa ha aggiunto però che non sono così rari in casi in cui pazienti malati terminali di cancro vengono colpiti da disturbi improvvisi che li conducono alla morte anche prima delle previsioni fatte dai medici. Un particolare che potrebbe far traballare la tesi della pubblica accusa.
Il pm Monteverde però ha nel suo fascicolo l’intercettazione della telefonata (già letta in aula dai carabinieri) del 21 gennaio 2016 in cui la dottoressa Marzia confessa a un’ amica di aver anticipato «forse un mese...due» la morte del fratello. «Tu hai capito che se io non avesse sedato Marco in quel giorno lui non sarebbe morto?». Nella precedente udienza Marzia aveva rilasciato spontanee dichiarazioni dichiarando che aveva parlato così in un momento di prostrazione, ma che poi i fatti erano andati in maniera diversa.
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