Il Tirreno

«I nostri bus sono vecchi, ora ne compriamo altri»

di Libero Red Dolce
«I nostri bus sono vecchi, ora ne compriamo altri»

Il presidente di Ctt Nord: in arrivo 68 mezzi, circa una quindicina previsti per la provincia di Massa-Carrara. I subappalti ci sono per scarsità del parco

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MASSA. Sul trasporto pubblico non ci sono strategie di dismissione o scarsi investimenti da parte di Ctt Nord, ma una sorta di tempesta perfetta che ha messo in difficoltà il settore. L’eredità di un parco mezzi antiquato da Atn, un lotto di bus acquistati pieni di difetti, una gara regionale dagli esiti incerti a lungo.

Così, all’indomani dell’agitazione proclamata dai lavoratori del trasporto in provincia, il presidente di Ctt Nord Andrea Zavanella risponde alle accuse elencando una serie di ragioni esterne come causa dei problemi attuali.

Che esistono e non è possibile negarlo. Basti pensare ai mezzi che fanno il servizio di collegamento con i paesi a monte come Forno e Casette, ma anche Resceto Antona. Piccoli mezzi antiquati, con gli autisti costretti a fermarsi per aprire i vetri per il caldo insopportabile e l’aria condizionata che non va. «Abbiamo una pianificazione legata al contratto ponte che prevede l’acquisto di 68 autobus», spiega Zavanella». Si tratta però di autobus standard, quelli da 12 metri, che fanno il servizio urbano e non sono adatti per le strade montane.

«Stiamo chiedendo all’interno di questa pianificazione di convertire questi 68 in un numero più ampio per acquistare altri di dimensioni più piccole. Aspettiamo il via libera della Regione». Non c’è ancora certezza sul numero di quelli che dovrebbero arrivare per il bacino di Massa-Carrara.

«Si tratta di un numero paragonabile a quello di tutti i bacini, la suddivisione è stata fatta sul numero dei chilometri da percorrere nei territori». Si tratterebbe di una cifra, tra urbani ed extraurbani, vicina ai quindici. Forse qualcuno in meno.

Per queste ragioni ritiene di rimandare al mittente le accuse principali dai sindacati. «L’abbandono del bacino provinciale, l’esternalizzazione come strategia del gruppo sono ipotesi infondati».

Fa qualche conto dei mezzi in arrivo Zavanella. «Dunque 18 più 7 sono stati ordinati da un paio di mesi, si tratta del primo lotto, dovrebbero arrivare a settembre. Qualche giorno fa è uscita la seconda parte della gara che speriamo si possa chiudere entro l’estate. Uno degli elementi premianti della gara è la consegna, ci auguriamo che vengano consegnati entro fine anno, al massimo la primavera prossima».

Altro problema, che s’intreccia inevitabilmente con quello dei mezzi, è quello delle officine. I sindacati da tempo denunciano una carenza di personale, in questi giorni purtroppo aggravate da un tremendo lutto di un giovane lavoratore. Insomma ci sono pochi lavoratori, con turni difficili da sostenere e problemi con le riparazioni. «Se ci sarà la necessità di una diversa distribuzione nelle officine nella provincia di Massa-Carrara interverremo ma non è quello il problema sugli automezzi. Si torna sempre allo stesso punto: un parco di autobus vetusto, che si rompe spesso. Molti fornitori di pezzi hanno avuto problemi con la crisi, spesso i tempi di attesa per un ricambio sono molto lunghi. E gli autobus restano fermi».

Per questo l’azienda farebbe ricorso ai subappalti su alcune linee. « Si è fatto ricorso a dei sub affidamenti, perché il primo compito di un’azienda di trasporti è garantire il servizio. Non si è trattato di una strategia di esternalizzazione, non vediamo anzi l’ora che arrivino gli autobus nuovi per potere reinternalizzare le tratte», sostiene piuttosto Zavanella.

Due anni fa però l’azienda, in un incontro con il prefetto, aveva promesso di riprendere la linea per Fivizzano, al momento in affido esterno. Ma non è andata così. «Purtroppo a Massa-Carrara c’è stata una vicenda sfortunata con alcuni autobus acquistati da Menarini tramite gara d’appalto, un lotto che ha avuto diversi problemi. Al di là delle penali e altri mezzi per fare valere i propri diritti, è chiaro che se ci sono dei turni che si sperava di reinternalizzare sono rimasti fuori.

Infine il capitolo dei turni che saltano. Un giorno sì e un giorno no, per esempio, il turno mattutino per l’alberghiero salta. E sono penali da pagare alla Regione. «Si capisce bene che non c’è un gioco masochistico nel voler pagare le penali, come fanno intuire i sindacati. Come se noi volessimo gestire l’azienda a perdere».



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