Il Tirreno

In cella perché ha ucciso con un pugno

In cella perché ha ucciso con un pugno

Il giovane arrestato si trovava nella comunità Papa Giovanni XXIII ai domiciliari. Voleva difendere la sua fidanzata

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MULAZZO. Il giovane che è stato arrestato dai carabinieri di Mulazzo perché deve scontare una condanna di nove anni e dieci mesi per omicidio preterintenzionale, di cui abbiamo scritto ieri, si chiama Sabato Louis Francesco Battaglia e ha 25 anni. Si trovava ai domiciliari nella comunità Papa Giovanni XXIII da otto mesi. L’altro giorno la pena è diventata definitiva e per lui si sono aperte le porte del carcere. Per la seconda volta, visto che era già finito in cella quando la procura di Viterbo lo aveva individuato quale responsabile della morte del quarantenne Federico Venzi, ucciso da un pugno in faccia una notte di metà settembre nel 2015.

Una vicenda drammatica perché assolutamente casuale. Francesco e Federico non si conoscevano, non si erano mai visti prima di quella notte. Battaglia si trovava insieme alla fidanzata, quando i due - così hanno raccontato - erano stati avvicinati da Venzi che, in stato di ebbrezza, camminava lungo la strada con un amico straniero. Stavano andando a prendere l’autobus per tornare a casa, invece quell’incontro casuale cambiò i loro destini. Il ventenne infuriato per alcune parole rivolte alla sua ragazza fece saltare i denti al quarantenne a cazzotti, squarciandosi la mano, prima di sfondargli la gola a calci e andare sanguinante verso casa, dove lo avevano trovato poco dopo i carabinieri, seguendo le tracce ematiche. Il medico legale aveva detto che la vittima era stata soffocata dal suo stesso sangue e dai materiali biologici ingeriti, dopo la rottura della mandibola.

La difesa di Battaglia - l’avvocato Antonella Durano - ha sostenuto che il giovane ha agito d'impeto, preoccupato per l'incolumità sua e della fidanzata. In un primo momento era stato accusato di omicidio volontario, ma il legale era riuscito a ottenere la riqualificazione in omicidio preterintenzionale. Tanto che alla fine era stato concesso il patteggiamento.

Nella comunità lunigianese il venticinquenne era arrivato alla fine di settembre del 2017 e da allora - come ha spiegato l’avvocato Durante - «ha iniziato un percorso di ravvedimento e ha deciso di studiare». Non solo: «Dalla relazione fatta dai responsabili della struttura emerge come il ragazzo ha metabolizzato la tragedia, comprendendo il disvalore di quello che gli è capitato suo malgrado», ha concluso il legale. Adesso si trova nel carcere di Massa.



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